Gazzetta di Reggio

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IL PAREGGIO, IL CALCIO... E L’INFARTO

di MASSIMO SESENA

di MASSIMO SESENA Vengo professionalmente dal calcio e nella mia vita, di pareggi, ne ho visti parecchi. Pochi, invero, meritevoli d’esser ricordati. Mercoledì sera, per contro, m’è capitato di...

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di MASSIMO SESENA

Vengo professionalmente dal calcio e nella mia vita, di pareggi, ne ho visti parecchi. Pochi, invero, meritevoli d’esser ricordati. Mercoledì sera, per contro, m’è capitato di assistere a qualcosa che non dimenticherò facilmente: un rosario di pareggi, tutti una partita. Di basket. Una partita che, più passavano i minuti, e più assomigliava a una bomba a orologeria legata stretta al cuore. E ad ogni overtime il cuore smette per un attimo di diventare un muscolo e si riempie di sensazioni. Con la mente cerco di ricordare non la penultima partita, ma le due precedenti al PalaBigi. Mi sforzo di ricordare cosa stessi facendo quando Polonara & C. infilavano la terza vittoria della serie: voglio ricordare dov’ero seduto, in che postura, cosa avessi in mano..

E capisco in quel momento che forse, quello della cabala, è l’unico “effetto personale” che posso portarmi, passando dal calcio al basket. Per il resto, qui ogni “pareggio” è un colpo al cuore, una scarica di adrenalina, mentre nel calcio - il più delle volte - i pareggi sono damigiane di valeriana. Nel calcio, tra un’azione e l’altra, persino tra un supplementare e l’altro, hai il tempo di dire la tua. L’altra sera non ti era dato: avevi solo gli occhi per seguire le traiettorie di quella palla a spicchi. E il cuore. Il cuore che - dopo il +5 coronato da un contropiede di Kaukenas esce dal petto e vola là. Oltre il Tirreno, nell’infuocato catino di Sassari. Per restarvi fino a quando la partita non ha più nulla da dire, purtroppo per noi. Ora vado a riprendermelo, il cuore, perché stasera credo mi servirà.

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