Un milione di euro per la B e uno di dubbi per il futuro
Calcio, il capestro imposto dalla Figc per il ripescaggio mette in difficoltà i club La Reggiana ora non può decidere, deve prima chiarire gli equilibri interni
REGGIO EMILIA. Un milione di euro a fondo perduto da versare per poter essere ripescati in serie B è qualcosa di molto simile ad un capestro. Eppure il Consiglio federale non ha voluto sentire le ragioni delle società di Lega Pro – contrarie al provvedimento in sede di voto così come l’Associazione allenatori – che chiedevano di rivedere al ribasso la quota. Anche quella per il ripescaggio in Lega Pro, fissato venerdì dal Consiglio in 500mila euro. Fatto sta che, a proposito del girone B della stagione appena terminata, le retrocesse Forlì, Gubbio e San Marino già dicono no al ripescaggio. I romagnoli ratificheranno ufficialmente la decisione domani, mentre le altre due società hanno già deciso. I tre club, con quello umbro in testa, sperano in una revisione delle classifiche per essere riammessi tra i professionisti, visti i coinvolgimenti a vario titolo, nel calcioscommesse, di L'Aquila, Savona, Santarcangelo e Teramo.
La Reggiana resta a metà del guado. I parametri per stilare la graduatoria dei club ripescabili in serie B sono rimasti quelli già noti, dunque la società granata avrebbe buone possibilità a patto che – oltre alla sostituzione automatica del Brescia con il fallito Parma – si liberino d’ufficio altri posti; quelli di Catania e Teramo, in sostanza.
Ma la stanza dei bottoni granata non pare ora nelle condizoni di fare fronte all’esborso di un milione di euro richiesto dalla Figc per il ripescaggio perché tra Barilli e Vavassori non c’è la necessaria chiarezza. Anzi, ce n’è sempre di meno: col presidente che ormai festeggia il primo anniversario dell’annuncio di abbandono della poltrona mentre in realtà continua a spalmare mastice sul sedile. Di sicuro le possibilità della Reggiana senza l’apporto di Pietro Vavassori andrebbero riviste al (forte) ribasso; anche se dovesse entrare Mancini e se Compagni e Medici dovessero raddoppiare la loro fetta dell’otto per cento della torta azionaria.
Mentre il mercato bussa forte, la Reggiana continua a nuotare nell’apnea della mancanza di identità di vedute e, quindi, di obiettivi. Il dg Ferrara ha un altro anno di contratto e non ha ascoltato sirene anche prestigiose, ma adesso da chi prende ordini? E chi può dargliene? E in base a quali indicazioni societarie può muoversi?
E se martedì 30 giugno Pietro Vavassori non eserciterà l’opzione di acquisto del 34 per cento delle azioni che ora Barilli pare contestare nel merito, avrebbe il presidente la possibilità finanziaria di costruire comunque una squadra ancora più forte e magari fare domanda di ripescaggio in serie B, con quel milione in più da scrivere nella colonna del dare?
Ivan Paterlini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
