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«Dovrà essere la Reggiana dei reggiani»

di Wainer Magnani
«Dovrà essere la Reggiana dei reggiani»

Stefano Compagni: «Mi aspetto una forte risposta da imprenditori, politici e tifosi»

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REGGIO EMILIA. Compagni quale sarà il suo impegno per la presidenza?

«Prima bisogna aspettare che il consiglio della Reggiana mi indichi quale presidente».

Se sarà così, come ormai è palese, quali sono le motivazioni di questa sua scelta?

«Facile: sono da sempre un reggiano, ho il cuore granata dunque sento il dovere di fare qualcosa per la mia città e per la squadra che rappresenta il mio territorio».

In cosa si caratterizzerà la sua filosofia gestionale?

«L’intento è di portare la Reggiana ai livelli calcistici che gli competono attraverso un programma pluriennale».

Significa che promette la serie B in due o tre anni?

«Non è una questione di campionati, Lega Pro o serie B ma di consolidamento della società. Noi possiamo ritrovarci in serie B, visti i tempi che corrono, anche a fine luglio ma il punto fondamentale è creare i presupposti per una società sana, stabile, forte e partecipata».

Quale sarà il percorso che intende intraprendere?

«La parola chiave è partecipazione. Il che significa che dovremo aumentare gli azionisti con l’ingresso di imprenditori-tifosi. Non mi interessa avere un socio ma un amico della Reggiana che potrà essere azionista o anche solo sponsor».

Una proprietà allargata?

«Una società con tanti azionisti compresi i tifosi».

Ma non c’è il rischio che nessuno decida e regni il caos organizzato?

«Un altro presupposto fondamentale è che ognuno dovrà fare la sua parte, svolgere le funzioni che gli sono assegnate senza interferenze e poi ci dovrà essere estrema chiarezza nel nostro progetto sportivo».

Tradotto?

«La Reggiana è un’azienda e come tale deve avere una sua impostazione. Si deve dare un budget finanziario in relazione agli obiettivi. Un bilancio preventivo che terrà conto delle ipotetiche perdite che devono essere garantite in anticipo dai soci».

Il primo impegno?

«Mettere in sicurezza la società perché è risaputo che una società di Lega Pro ha ogni anno delle perdite».

Ma se si dovesse rivolgere a un ipotetico socio granata cosa gli direbbe?

«Io voglio all’interno del consiglio granata dei soci seri su cui fare affidamento non per uno ma per diversi anni. E poi un consiglio d’amministrazione fatto da amici perché per tutti noi il calcio è divertimento e passione. Premesso ciò gli sottoporrei un programma pluriennale, con un progetto definito di investimento che potrà essere inferiore se siamo bravi nella gestione ma non potrà mai sforare».

Prometterà il rigido rispetto del budget?

«Assolutamente».

Guido Tamelli, immaginiamo, avrà un ruolo fondamentale per svolgere questo compito di controllore?

«E’ un professionista stimato oltre che un tifosissimo della Reggiana».

Cosa si aspetta dal tessuto sociale reggiano?

«Che dalle parole si passi ai fatti. In questi mesi in tanti mi hanno avvicinato e fatto capire che volevano dare un sostegno, a vari livelli, alla Reggiana. Ora è il momento. E sono certo che Reggio risponderà perché lo abbiamo avvertito questo sentimento. Si sentiva nell’aria. C’è voglia e passione oltre che uno spiccato senso di appartenenza al territorio».

Anche da parte dell’amministrazione comunale e del sindaco Luca Vecchi in particolare?

«La Reggiana porta in giro per l’Italia l’immagine di Reggio. Il sindaco Vecchi ma non solo, penso ad esempio al presidente regionale Stefano Bonacini, al consigliere mio concittadino Andrea Rossi, tutti sono sempre stati vicini alla Reggiana e sono certo che saranno al nostro fianco anche in questo nuovo progetto sportivo».

Vavassori ha parlato di avviare una polisportiva con il basket.

«Ha premesso che è un suo sogno. Ma anche lo scudetto, inizialmente, per la Pallacanestro Reggiana sembrava un sogno e invece per un soffio non è diventato realtà. Tutto è possibile».

Inutile fare il giochetto del toto abbonati.

«D’accordo, però mi aspetto sotto questo aspetto un segnale forte. Il tifoso ha diversi modi per manifestare il suo gradimento e uno di questi è l’abbonamento. E’ un messaggio per dire: credo in voi. Ecco, sotto questo profilo mi aspetto una forte adesione dei nostri tifosi».

Si riparte dagli undicimila del Bassano?

«L’altro modo per manifestare partecipazione e consenso è quello di tornare in massa allo stadio per fare in modo che ogni domenica la partita al Città del Tricolore sia una festa».

Anche in trasferta?

«La Reggiana ha un grande patrimonio di passione e presenze di cui nello scorso anno, nelle gare in trasferta non abbiamo potuto godere. Mi auguro e ne sono convinto, che quest’anno al seguito della Reggiana ci saranno tantissimi tifosi».

Come ad Ascoli e Bassano?

«Speriamo sempre di più».

Ha parlato di azionariato popolare: in tanti lo dicono, pochi lo fanno.

«E’ un percorso che va studiato bene. Occorre creare i giusti presupposti ma l’idea è di far partecipare i tifosi alla vita della società attraverso un consigliere che sarà eletto in modo democratico al loro interno. A tale proposito ci sono tanti esempi, anche all’esterno. Lo studieremo bene ma è un presupposto indispensabile e fondamentale per la Reggiana del futuro».

Lo dice da presidente-tifoso?

«Certo. Io per tanti anni sono stato solo un tifoso della curva, poi sono diventato sponsor e infine socio della Reggiana. Questo è il percorso da seguire. Non c’è più il mecenate che stacca a fine anno l’assegno per coprire le perdite».

A dire la verità il Sassuolo vive grazie a Squinzi.

«Non è il nostro modello di società e tanto meno il nostro punto di riferimento. Sappiamo che non ce lo possiamo permettere ma ci basta il nostro cuore granata».

Lei si è battuto per l’acquisto dello stadio, ora si batterà anche perché il Sassuolo lasci Reggio?

«Noi siamo la Reggiana. E questo basta. Il nostro orizzonte ha altre prospettive, non certo il radicamento nel territorio perché noi siamo già a casa nostra».

I tifosi non potranno dire “Compagni portaci a Parma”.

«Caso mai dovremo correre per non farci raggiungere dal Parma. Battuta a parte, la nostra filosofia è quella di una crescita esponenziale in tutti i settori, iniziando dal vivaio per passare alla prima squadra».

Si riparte da Ferrara e Colombo ma ripetersi è difficile.

«Lo sappiamo bene ma proprio per questo dobbiamo essere preparati come società e come organizzazione sportiva. Ferrara è una garanzia, Colombo pure».

Cosa le ha detto Barilli nel momento del passaggio del testimone?

«Bisogna rendere onore a Barilli per aver gestito, con le sue risorse, per cinque anni la Reggiana nella speranza di costruire una società forte. Se oggi siamo qui è perché lui l’ha voluto».

Il rapporto con Vavassori?

«E’ un innamorato del calcio e per sua stessa ammissione si è invaghito della Reggiana. E’ stato e sarà sponsor importante oltre che azionista di riferimento. A livello personale il feeling è sbocciato il primo giorno che ci siamo conosciuti. Credo che anche i reggiani ne apprezzeranno la spontaneità, la passione, l’ardore e l’ironia».

Comanda lei o Vavassori?

«Forse non l’avete ancora capito: non c’è uno che comanda nella Reggiana perché si tratta, come dirigenti, di fare delle scelte condivise e poi finanziarle in anticipo. Chi deciderà sulle scelte organizzative e tecniche è il digi Ferrara e sul campo Colombo. Stop».

Vavassori dice di suggerire gli acquisti.

«Fa parte del suo stile anche in virtù del rapporto che ha con Ferrara. Vavassori ha un’azienda con 400 dipendenti da mandare avanti ma la domenica ama venire a vedere la nostra Reggiana. Gli si può concedere tutto».

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