Vandelli dà la benedizione a Compagni
Calcio Lega Pro, lo storico presidente granata: «Stefano è reggiano e innamorato di questi colori: è la soluzione migliore»
REGGIO EMILIA. Il testimone che in questi giorni Alessandro Barilli sta passando a Stefano Compagni, la carica di presidente della Reggiana, in un passato non troppo distante è stato coperto da un altro grande personaggio dell’imprenditoria reggiana che ha tanto in comune con Compagni, oltre a esserne amico ed estimatore: Giovanni Vandelli. Stesso ambito imprenditoriale e stessa zona di provenienza, cioè quelli delle ceramiche, a legare passato e futuro del calcio reggiano.
Presidente Vandelli è sempre informato su ciò che ruota attorno alla Reggiana?
«Ho letto sui giornali di questi movimenti e sembra che vadano nella direzione giusta».
Sembra arrivato il tempo del suo amico Stefano Compagni sul gradino più alto.
«Se Compagni prende la presidenza e viene messo in condizione di agire sarà in grado di fare il bene della Reggiana».
Non teme difficoltà con parte del tifo o istituzioni, come capitò a lei, provenendo dalla provincia?
«Ai miei tempi il presidente della squadra solitamente era un uomo della città ma ora è cambiato il mondo: ci sono americani, asiatici, insomma se uno è una brava persona può venire da Genova o da qualsiasi altro posto sarà appoggiato».
Soprattutto per una figura che già quest’anno era acclamato dai tifosi quale successore di Barilli.
«Mi meraviglierei del contrario: abita vicino a Reggio, è un reggiano, è un tifoso innamorato dei granata… per me questa è la cosa che potesse capitare».
Cosa ne pensa del coinvolgimento dei tifosi all’interno della compagine societaria?
«In sè non è una brutta idea ma in Italia non ha mai funzionato. In Spagna questo avviene da anni ma noi che siamo i loro cugini più stretti non abbiamo ancora trovato un sistema per rendere i tifosi realmente partecipi».
Pensa che il calcio sia tornato veicolo d’immagine per imprenditori e aziende?
«Più che altro serve una grande passione, poi è certo che una persona si porta all'attenzione di massa ma non credo che sia determinante per avere un riscontro aziendale».
Le porte sono aperte a nuovi soci: le piacerebbe tornare vista l’amicizia che vi lega?
«Compagni è giovane ed esuberante, gestisce una bella azienda e ha una gran voglia di fare mentre io non sono più un ragazzino. Sono un suo amico, ma da qua a dire che diventerò socio della Reggiana ce ne passa».
Magari in futuro?
«E’ una cosa che difficilmente si concretizzerà ma mai dire mai. Comunque non è importante la mia presenza, piuttosto la determinazione di fare bene che avrà Compagni».
E’ il passato in granata a suggerirle di star fuori?
«Mi suggerisce soprattutto che all'epoca della mia presidenza ero troppo giovane infatti l'avventura sportiva che ho avuto in seguito ( Pallavolo Modena, ndc ) ha avuto risultati strabilianti perciò non mi sento deluso ma credo di aver pagato dazio alla mia giovane età, vanificando quelli che erano tutti buoni intenti».
Vuole dare consigli al futuro presidente?
«Non ne ha bisogno. Vedo che sa muoversi molto bene nel suo lavoro, anche se il calcio è una azienda anomala. Sono contento che sia lui a guidare la società e credo che, dandogli il giusto tempo, farà contenti anche tutti i tifosi».
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