Quando Basile fece piangere “Saras”
Jasikevicius racconta le battaglie a fianco di Kaukenas e Lavrinovic
REGGIO EMILIA. Una vita per il basket, vissuta insieme a leggende e a fuoriclasse ben conosciuti anche a Reggio, da Kaukenas ai fratelli Lavrinovic per finire con Basile. E’ uscito da poco “Vincere non basta La mia vita, il mio basket” biografia del grandissimo play lituano Sarunas Jasikevicius in collaborazione con Pietro Scibetta, pubblicato in Italia da Add. Un volume che raccoglie e racconta le tappe della storia cestistica di uno dei talenti più puri e immensi della pallacanestro europea, Sarunas Jasikevicius, oggi 39enne vice-allenatore dello Zalgiris Kaunas dopo una carriera stellare che lo ha visto vincere quattro Euroleghe, di cui tre di file da protagonista assoluto fra Barcellona e Maccabi Tel Aviv, una decina di scudetti e coppe assortite, giocando anche nel Panathinaikos di Spanoulis, Diamantidis e Obradovic, nel Fenerbahce e – per una parentesi NBA non brillantissima – ai Pacers e ai Warriors.
Il libro lambisce spesso anche sponde reggiane. Quando spiega il passaggio chiave del suo percorso, quello al Maccabi del 2003, rivela che una spinta decisiva l’ha fornita Rimas Kaukenas: negli anni precedenti aveva giocato all’Hapoel Galil Elyon e parla bene del campionato israeliano e della società di Tel Aviv al play, conteso da mezzo Europa. Sempre nel 2003, ricorda “Saras”, la sua Lituania vince gli Europei contro la Spagna, che in semifinale elimina l’Italia, e in campo c’è pure un giovane Ksystof Lavrinovic. L’anno dopo, alle Olimpiadi, i lituani ritrovano l’Italia guidata da un Gianluca Basile in condizioni straordinarie. I baltici battono gli Usa e arrivano alla semifinale da favoriti, ma la Nazionale di Charlie Recalcati regala l’ultima incredibile impresa di quell’Olimpiade ateniese e batte con merito Jasikevicius, Lavrinovic e compagni. Un momento drammatico, che “Saras” definisce tutt’ora la peggior sconfitta della carriera. Con l’altro fratello Lavrinovic invece il rapporto diventa intenso nel 2010, quando entrambi si ritrovano a Instanbul, al Fenerbahce. Con Darjus e il play ci sono tanti nomi importanti, e a gestirli un coach lanciato dall’Italia, il bravo croato Neven Spahija. L’ultimo aneddoto a toccare di striscio Reggio è del 2014, quando Jasikevicius è allo Zalgiris e in squadra ritrova Ksystof: l’infortunio alla mano del gemello (a quanto pare un vizio di famiglia, per così dire), è citato come l’inizio delle sfortune di un anno difficile. (a.a.)
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