Reggiana, finalmente arriva la serie A
La prima volta è Pippo Marchioro a portare i granata nell’Olimpo del calcio, tre anni dopo tocca a Carletto Anceltotti
Dopo il primo anno di serie B, e Andrea Silenzi supercannoniere con 23 gol in saccoccia, resta solo il rammarico della sconfitta di Parma alla penultima che segna la promozione dei cugini in serie A. Sappiamo che il ciclo di Pippo Marchioro è solo agli inizi. Il mondo cambia attorno a noi e dopo la caduta del muro di Berlino può cadere anche quello che ci separa dalla serie A.
Nell'estate del novanta, mentre viviamo le nostre Notti magiche di Italia novanta, se ne va Pennellone (al Napoli di Maradona) e viene sostituito da Dario Morello che prima punta non è. Il punteros prescelto, Gori, si rivela inabile e viene scartato e al suo posto ecco Ravanelli. Da Pennellone a Penna Bianca. Con lui si cambia marcia. Dopo un inizio incerto col Verona al Mirabello (retrocesso con le nuove norme a stadio da 12mila posti) è un fantastico 4 a 0 con tre gol del nuovo acquisto. Qualcuno (chi scrive) parla di nuovo stadio, magari in comune con Parma o Modena. Poi la partita del secolo a fine 1990. Col Cosenza sembriamo mummie per mezz'ora e subiamo tre gol. Vien voglia di uscire. Poi la rincorsa pazzesca. Uno, due e tre. Pari. Poi vantaggio granata. Quattro a tre? Ravanelli, Bergamaschi, Lantignotti, Morello sembrano furie. Alla fine è un 7 a 4 che ci fa impazzire. Stappiamo spumante per festeggiare il 1991 e chissà...
Si vince a Brescia con gol di Rava e del giovane Ferrante e il vertice si avvicina. Poi la battuta d'arresto di marzo con l'Ancona ci raffredda. Ala fine ci dobbiamo accontentare di un'altra promozione solo sfiorata. L'ennesima. Ma d'estate si fanno le cose in grande, mentre, dopo il comunismo, si sfalda anche l'Urss. Arrivano Monti, Zannoni, Scienza, Sgarbossa, Bertoni, De Falco. Che squadrone. Iniziamo alla grande con una sfilza di vittorie. Sembriamo un bolide.
La gente accorre allo stadio e non implora "Portami a ballare", come canta Barbarossa al festival. Fatichiamo un po' al ritorno soprattutto in casa. De Vecchi e Facciolo a volte non appaiono al meglio. Troppi pari, con l'Avellino e col Venezia. Due a due anche col Bologna ad aprile, mentre alle elezioni trionfa al Lega di Bossi al Nord.
Eppure a quattro partite dal termine siamo terzi alla pari dell'Udinese. Le sconfitte al Mirabello con Piacenza e Pescara ci tolgono ogni speranza, dopo la strage di Capaci e l'elezione di Scalfaro. Ma questa è una maledizione, si pensa. Tanto vale ridimensionarci.
Ravanelli va alla Juventus dopo un finale di campionato da dimenticare. Via Facciolo e De Vecchi, arrivano giocatori sconosciuti, da Bucci a Corrado ad Accardi, due mezzi scarti come Sacchetti e Picasso, poi uno addirittura giudicato inabile al gioco del calcio: Pacione. Cala l'entusiasmo e anche il numero degli abbonati. Ma Corni ha fiducia. Cominciamo con il pari interno contro il Verona (ma un gol gialloblù viene annullato inspiegabilmente), poi inneschiamo la quinta. La vittoria di Lecce e poi il cappotto al Bologna ci lanciano in vetta. Gli scontri vinti con Spal, Venezia, Cremonese e Cesena ci proiettano soli lassù.
La vittoria di Pisa con un Bucci stratosferico ci consente di sognare la A. Di toccarla con un dito. Anzi con due mani. Il resto è quasi noia, coi nostri che raggiungono la certezza matematica del Paradiso a Cesena. Quattromila reggiani impazziscono di gioia al Mannuzzi e ventimila sfilano davanti al Municipale agghindato con una maestosa A dopo la sfida col Padova. È serie A, mentre infuria Tangentopoli. Non accadeva da 64 anni.
La giochiamo al Mirabello con gli stranieri Taffarel e Ekstroem, con l'ex nazionale De Agostini, con la punta Padovano. Ma c'è anche la nuova proprietà. Il gruppo Dal Cin-Fantinel acquista la Reggiana da Sacchetti e compagni.
Lo stadio viene rimesso a posto, ma non può contenere più di 15.500 persone e gli abbonati sono più di 10mila. La prima al Mirabello è con la Lazio ed è il primo punto di A. Poi sofferenza. A novembre gran colpo di Dal Cin (lo vogliono sindaco). Arriva il fenomeno portoghese Futre. In duemila lo attendono davanti all'Astoria. Segna un magico gol alla Cremonese poi s'infortuna. Come avere Sharon Stone in camera e aver smarrito la chiave. All'ultima di campionato è miracolo a Milano. Sembra una partita destinata al pari coi rossoneri già campioni. E lo spareggio col Piacenza, che aveva pareggiato due giorni prima a Parma, è nell'aria. Ma Max Esposito inventa un gol di collo piede nell'angolo basso di Ielpo ed è trionfo-salvezza con diecimila reggiani in festa.
Nel 1994, mentre l'Italia perde il mondiale ai rigori col Brasile, la Regia sembra più forte e gli abbonati sono 10.500. Arrivano Oliseh, nazionale nigeriano, poi Antonioli, Gambaro, De Napoli, Bresciani, Dionigi, e soprattutto si conta sul recupero del genio portoghese, il funambolo col piede d'oro. Iniziano i lavori del nuovo stadio Giglio che verrà inaugurato solo dopo sette mesi nella gara con la Juventus.
A novembre rientra Padovano, arriva il russo Simuthentkov, ma viene esonerato Marchioro e ingaggiato Ferrari. I tifosi mugugnano. Anche per via del vino. E' retrocessione amara, ma non troppo. Si può risalire con 5mila abbonati e i nuoviStrada, Schenardi, Colucci e il forte guardiano Ballotta.
Adesso abbiamo anche lo stadio, magnifico, con quasi 30mila posti a sedere. E il nuovo giovane mister Carlo Ancelotti, che all'inizio traballa, ci conduce alla nuova fantastica impresa.
La serie A la conquistiamo matematicamente a Verona, gran gol di Strada, alla penultima. Fantinel se ne va e Dal Cin resta solo, ma non demorde. Se ne va anche Ancelotti che si porta Strada al Parma. Arriva Mircea Lucescu e il suo buon calcio di possesso. Con lui Sabau, Carbone, Pedone, Tovalieri, Hatz, Behierdorfer, il colombiano Valencia.
Si gioca bene, ma non si vince mai. Via Lucescu e dentro Oddo. La musica non cambia. Arriva Galli dal Milan. Niente. Salutiamo la A, è stato bello. Torniamo in cadette ria e ritentiamo, ma stavolta senza crederci, mentre Reggio è invasa dagli alpini. Muore Lady Diana, nel novembre del 1997 torna anche Silenzi, ma non è più Pennellone. Pirri e Banchelli ci fanno sognare con Varrella che preleva Oddo.
Alla fine siamo decimi. L'anno dopo, nel 1998-99, è invece completo default, dopo la fantastica doppietta di Pantani al Giro e al Tour. Dal Cin tenta di metterci una pezza e ingaggia fior fior di calciatori come Protti, Margiotta e Maspero. Niente da fare. E' serie C.
E per dirla alla Lucio Battisti, che muore a soli 55 anni, purtroppo "non sarà un'avventura"…
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