Stefano, figlio e fratello d’arte, mastica basket dalla nascita
Figlio e fratello d’arte, 25 anni, Stefano Gentile ha letteralmente masticato basket sin dalla nascita. È il primogenito di Nando, passato anche da Reggio a fine carriera, uno dei più forti play...
Figlio e fratello d’arte, 25 anni, Stefano Gentile ha letteralmente masticato basket sin dalla nascita. È il primogenito di Nando, passato anche da Reggio a fine carriera, uno dei più forti play italiani, e fratello del talentuosissimo Alessandro. Nato a Maddaloni, vicino a quella Caserta dove è cresciuto come giocatore, è un regista di notevole potenza fisica, 191 cm per 90 kg, arrivato alla serie A dopo una lunghissima gavetta che lo ha visto vagabondare fra A1, A2 e B, a Imola, Milano, Ostuni, Trento, Casale Monferrato e, nel 2012, ritornare a Caserta. Lì ha disputato la miglior annata in carriera e conquistandosi un biennale a Cantù. Un destino per certi versi simile a quello di Cinciarini, finito in Brianza dopo una grande stagione e tanti trasferimenti; anche la conclusione è stata simile, perché pure Gentile – nonostante buoni sprazzi – è rimasto coinvolto nei saliscendi che hanno caratterizzato la formazione canturina, solo alla fine qualificata per i play off. È comunque risultato uno dei più continui, chiudendo con 9.1 punti e 2.2 assist in 25.5' di media, spesso giocando in coppia con un altro play.
Si parla di un atleta con buona taglia, tanta grinta e determinazione in puro stile Gentile, che sa trattare il pallone e far canestro, sfruttando la mano molto educata (a Cantù ha superato il 90% ai tiri liberi e sfiorato il 40% da 3 punti). Non è forse un regista classico, gli piace avere il pallino e creare per gli altri ma spesso e volentieri anche per sé, cercando soluzioni coraggiose ma non sempre avvedute nel pitturato. Rispetto a Cinciarini può garantire meno pressione e intensità difensiva, e da questo punto di vista si accoppia bene con De Nicolao, mastino tignoso e sempre aggressivo. Proprio come il nuovo compagno di reparto padovano, è chiamato alla consacrazione in una formazione dal fortissimo sapore italiano, in cui avrà responsabilità, una buona coppa da disputare e tante occasioni per mettersi in mostra. Spetta a lui sfruttare l'occasione, anche in prospettiva Nazionale, per rientrare in permanenza nel giro azzurro a oggi solo sfiorato. Il Cinciarini degli ultimi anni aveva abituato tutti molto bene, sotto diversi punti di vista, e l'eredità è pesante. Va detto che lo stesso “Cincia”, tre stagioni or sono, era una scommessa che oggi si può decisamente definire vinta. La speranza, per Gentile e per Pallacanestro Reggiana (il discorso è simile per De Nicolao) è che il copione si ripeta. (a.a.)
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