F1, Bianchi si è arreso Montezemolo: «Era lui il futuro della Ferrari»
ROMA. L'ultimo a morire di F1 fu Ayrton Senna, la cui corsa s'interruppe sul circuito Imola. Era l’1 1994 e, da allora, grazie anche a una serie di revisioni che hanno permesso sostanziali...
ROMA. L'ultimo a morire di F1 fu Ayrton Senna, la cui corsa s'interruppe sul circuito Imola. Era l’1 1994 e, da allora, grazie anche a una serie di revisioni che hanno permesso sostanziali aggiustamenti alle norme sulla sicurezza dei piloti, la drammatica catena di decessi in Formula 1 sembrava essersi spezzata. Da ieri la morte ha ricominciato ad andare a braccetto con la F1, dopo che un altro ragazzo con la faccia pulita, se n'è andato per sempre. La sua corsa si era interrotta il 5 ottobre 2014 a Suzuka, in Giappone, quando la Marussia che guidava era andata a schiantarsi contro una gru, entrata in pista per recuperare una vettura incidentata. Da quel momento il francese Bianchi, 25 anni, giovane promessa del movimento automobilistico, una carriera iniziata a Maranello, non si era più svegliato. La sua vita era diventata una fiammella che si era affievolita giorno dopo giorno. Fino a stanotte, quando si è spenta per sempre. Bianchi è andato a far compagnia agli altri colleghi sacrificati sull'altare della dea velocità. Nove mesi in coma, la speranza incessante e disperata di parenti e amici, compagni e avversari, che cozzava con la realtà di una vita che non voleva riprendere. Dopo l'incidente a Bianchi, la Fia ha deciso di rafforzare le misure di sicurezza in pista, dando il via libera alla safety-car virtuale, cinque Gp sono stati anticipati di un'ora per garantire maggiore visibilità ai piloti con la partenza almeno quattro ore prima del tramonto. L'indagine sull'incidente che è costato la vita a Bianchi ha portato la Fia ad addossare al pilota le cause dell'incidente: «Non ha rallentato a sufficienza, per evitare di perdere il controllo dell'auto».
«Jules Bianchi era uno di noi, era un membro della famiglia Ferrari ed era il pilota che avevamo scelto per il futuro, una volta finita la collaborazione con Raikkonen«. Così l’ex presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo commenta la morte del pilota della Marussia (ora Manor).
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