Gazzetta di Reggio

Sport

Sugli spalti a Viano c’era anche Caronte

di Massimo Bassi
Sugli spalti a Viano c’era anche Caronte

Cronaca di una domenica torrida, tra assalti ai rari spicchi ombreggiati e malori (in campo) per il gran caldo

3 MINUTI DI LETTURA





VIANO. E’ un Montagna per pelli dure, di quelli che hanno l’inconfondibile colore del calore, il rosso acceso di un sole più bianco che mai. Un sole che ieri, a Viano, ha dato dimostrazione di quello che può succedere quando si fa calcio in afosi pomeriggi a oltre 35 gradi.

Sono quasi le 18, e le due formazioni del Leguigno e del Montefiorino - impegnate nel quarto di finale della categoria Giovanissimi - si accingono a rientrare in campo per il secondo tempo. Un giocatore del Montefiorino si accascia improvvisamente. I soccorsi sono immediati; l’ipotesi del malore dovuto al caldo è la prima e verrà confermata dai paramedici che - riscontrato un forte abbassamento della pressione sanguigna - dopo una ventina di minuti di controlli trasportano il ragazzo in barella fuori dal campo e decidono di affidarlo alle cure del Pronto Soccorso di Scandiano. E’ Caronte, non c’è dubbio, il signore di questa giornata. Anche al Comunale vianese, dove alle 17 è in programma la sfida giovanile e a seguire quella dei Dilettanti (Vianese-Castelnovo Capitale).

In riva al Tresinaro c’è un accenno d'aria, ma il pubblico colonizza ogni spicchio d'ombra, pazienza se la partita non si vede bene come in tribuna. Il caldo ha la faccia di una ferocia memorabile, o immemorabile, è uguale.

Strani miraggi, anzi normali, compaiono sull'orizzonte della mente. Ma perchè non siamo tutti in piscina o in montagna a prendere fresco? Ah già, il Montagna è qua; e anche un tuffo in piscina, di domenica, dove trovi lo spazio di farlo? Rituffiamoci allora dove di posto ce n'è: nel Torneo-evento dell'estate. Certo che, se aspettiamo il fresco in posti come Viano, stiamo freschi...

La tribuna, collocata con millimetrica precisione in modo da offrire il profilo al martello solare, è una sfida. Un duello all’ultima goccia di sudore e di resistenza, per chi è di una pasta che non scuoce. Sono più di una trentina, gli eroi, quando ancora il match dei Giovanissimi deve cominciare. Complimenti, e ringraziamenti, anche all’organizzazione, che allestisce un’unità d’emergenza-ombra a stretto beneficio dei poveri giornalisti, collocando davanti agli spogliatoi un gazebo di fortuna, provvidenziale nel disegnare un fazzoletto umbratile di pura sopravvivenza.

Anzi, complimenti – e grazie – due volte, chè gli operatori della carta stampata ricevono in scorta una bottiglia d’acqua fresca, a gratis.

Quando, quasi alle 17, l’arbitro porta le squadre al centro del campo, a qualcuno il dubbio sorge: ma come, iniziano in perfetto orario? Ma non è una partita del Montagna?

Calma. La provvidenza è dietro l’angolo. Più precisamente, l’angolo di una delle due porte, dove uno strappo alla rete evita lo strappo alla regola: un bel quarto d’ora di riparazione del buco e la puntualità è scongiurata: il fischio d’avvio è alle 17.12. E’ iniziata la corsa contro il caldo. La prima la vincono i ragazzi del Leguigno, quelli dello scudetto sul petto.

Ma il primo in bocca al lupo va allo sfortunato giocatore della formazione sconfitta, finito al Magati di Scandiano, dove se non altro - in serata – le notizie parlano di un rassicurante miglioramento; come spiegato da un dirigente del Montefiorino, Alberto Bazzani: «Il ragazzo sta meglio; i medici dicono che probabilmente il forte abbassamento di pressione è stato dovuto ad un mix di calore e di affaticamento». L’episodio è occasione per una riflessione su un altro mix, quello fra calore e orari di gioco: «Quando fa così caldo – è il parere di Bazzani – sarebbe meglio giocare in notturna, sia per evitare rischi di malori che avere più pubblico». Seguirà dibattito.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google