Gazzetta di Reggio

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«Ora festa grande in paese un trionfo che è di tutti»

di Riccardo Bellelli
«Ora festa grande in paese un trionfo che è di tutti»

Daniele “Billo” Orlandini, migliore in campo, ripercorre le tappe dell’impresa «Contro le Terre Matildiche la gara della svolta di un gruppo formidabile»

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CASTELNOVO MONTI. Il giocatore decisivo della finale è stato Daniele Orlandini. Per lui una giornata da incorniciare, non solo per il primo gol segnato ma anche per l'assist sulla seconda marcatura e per la grande partita giocata.

Sulla sua fascia in pratica non è passato mai nessuno. Il capitano a fine gara è così stanco che a stento riesce a tenere in alto la coppa ma la soddisfazione per sé e per la squadra è tanta: «Era un'occasione davvero speciale. Giocavo davanti ai miei tifosi, nel mio stadio, da capitano. Credevo nel progetto e con me il presidente Confetti, Mattia Ferretti e il tecnico Romei. Siamo noi che abbiamo dato vita a tutto».

Vuol dedicare a qualcuno la vittoria?

«Sì, a mia moglie Alice che è incinta. Per questo ho festeggiato andando sotto la curva con la palla sotto la maglia e il pollice in bocca».

A Castelnovo Monti di solito non c'è tanto interesse per il Montagna ma stavolta il Centro Coni era pieno. Come lo spiega?

«Merito dei ragazzi del bar e della curva che si sono dati da fare e hanno coinvolto tutti. In effetti di solito c'era più freddezza in paese».

L'avrebbe detto all'inizio?

«No, all'inizio nessuno ci credeva. Volevamo fare bene, ma siamo andati oltre le previsioni».

C'è stata una partita particolarmente importante che ricorda?

«La semifinale con le Terre Matildiche è stata la gara della svolta, quella che ha fatto scattare la molla. Lì abbiamo capito che potevamo farcela. Non ci davano per favoriti ma io sapevo che eravamo più squadra e che la coppa la potevamo vincere noi».

Della finale cosa dice?

«Che l'abbiamo meritata. E' stata una partita equilibrata, nessuno ha preso nettamente il sopravvento, ma avevo la netta sensazione che avremmo vinto».

Il rigore del Baiso?

«Non so se c'era».

E dopo la vittoria?

«Festa grande in paese. Ci gustiamo i risultati di tutte le nostre fatiche».

Per lei cosa vuol dire questa vittoria?

«Col Montagna avevo un brutto rapporto. Da quando avevo 23 anni non riuscivo mai ad esserci fino alla fine perché partivo per il ritiro. Ho rimediato anche brutte figure e tante delusioni, Questa volta sapevo di poter restare e abbiamo puntato su esterni che potessero garantirci continuità. All'inizio, quando le altre squadre schieravano gente di serie D facevamo fatica, ma la scelta alla lunga ha pagato».

Gli esterni si sono inseriti bene quindi?

«Sì, venivano pure a fare gli allenamenti da quanto si sentivano coinvolti nel progetto. Da queste cose si capisce che gruppo abbiamo formato».

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