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Carnevali: «Reggiana e Sassuolo, un modello per tutta l’Italia»

di Wainer Magnani
Carnevali: «Reggiana e Sassuolo, un modello per tutta l’Italia»

L’amministratore delegato neroverde: «Abbiamo la fortuna di giocare al Mapei Stadium uno degli impianti più belli e ora anche con licenza Uefa ma ci sono regole da rispettare

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SASSUOLO. Le possiamo definire “prove tecniche d’intesa” tra Reggiana e Sassuolo.

Ieri il presidente granata Stefano Compagni si è incontrato con Giovanni Carnevali, amministratore delegato del Sassuolo. Un colloquio franco e sincero che aveva un preciso motivo: creare un clima di distensione tra i due club.

«Sassuolo e Reggiana – rimarca Giovanni Carnevali – possono essere un esempio per tutta l’Italia calcistica. Due società che collaborano per un progetto sportivo avendo la possibilità di giocare in uno degli stadi più belli d’Italia, tra i pochi a norma Uefa».

Avete discusso anche dell’episodio dello stemma del Sassuolo strappato?

«Ne abbiamo parlato. Oltre alla scuse ufficiali, già domenica sera sono stato informato dell’episodio».

Come l’ha giudicato?

«E’ un episodio spiacevole per il suo significato, più che per il danno economico arrecato, che tra l’altro è a carico della società granata. Lo ritengo una mancanza di rispetto nei confronti di tutti tifosi del calcio».

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Però è sbagliato generalizzare.

«E’ vero, perchè per colpa di pochi sono stati intaccati anni di sacrifici da parte di una proprietà – mi riferisco al Mapei Group – che ha fatto tanto per rendere lo stadio un gioiellino ma soprattutto è stato un affronto all’idea di un calcio a misura di famiglie e di giovani che vogliamo portare avanti sia noi del Sassuolo che la Reggiana».

Lo stesso, in effetti, vale per i tifosi granata e la Reggiana.

«Assolutamente. Con la Reggiana, anche personalmente, ho sempre avuto un ottimo rapporto e per questo con Stefano Compagni, che già conoscevo, abbiamo ipotizzato di costruire un corso assieme».

Una parte dei tifosi granata ritiene di avere un conto aperto con il Gruppo Mapei per l’acquisto dello stadio all’asta.

«A volte, però, ci si dimentica di cosa è stato fatto per rendere il Mapei Stadium uno dei più belli stadi d’Italia e ora anche in possesso della licenza Uefa. Per primi abbiamo tolto le barriere, creato un terreno di gioco che tutti ci invidiano, una moderna videosorveglianza e ora le sedute nelle due curve».

Proprio la posa dei seggiolini in curva fa discutere.

«Se per la seconda volta l’Italia Under 21 torna a Reggio, se a breve avremo anche la conferma di poter ospitare la nazionale maggiore di Antonio Conte e il prossimo maggio la finale di Champions League femminile, è proprio perché il Mapei Stadium è uno dei pochi impianti a norma Uefa».

Ma in curva è difficile pensare a tifosi seduti.

«Se vogliamo ospitare tutti questi grandi eventi, oltre al Trofeo Tim, che rendono lustro alla città di Reggio, dobbiamo accettare queste regole che sono anche alla base di una diversa filosofia di vivere il calcio».

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Come possono convivere Reggiana e Sassuolo?

«Dobbiamo partire da un concetto: tra Reggiana e Sassuolo ci deve essere la volontà di costruire un percorso assieme pur nella più assoluta autonomia».

In che modo?

«Ottimizzando i costi, trovando punti di convergenza, momenti o eventi che ci vedono impegnati assieme in alcune iniziative. Penso alla possibilità di stilare un contratto unico per il catering, ottimizzare alcuni costi di gestione o per altri aspetti».

Il Mapei Stadium deve unire e non dividere?

«Se la Reggiana, cui auguro grandi fortune sportive, può porsi l’obiettivo di andare il prossimo anno in serie B e magari nel giro di due anni in serie A, lo può fare senza avere il problema di uno stadio. Ciò che invece condiziona tante realtà calcistiche, anche vicine a noi. E tutto questo perché Mapei ha investito milioni di euro nello stadio che ha comprato all’asta. Ma dico di più: dove ci sono due realtà calcistiche che utilizzano lo stesso impianto: ognuna porta in dote la sua attrezzatura. La Reggiana, invece, utilizza un sistema di videosorveglianza che è all’avanguardia, un sistema led unico in Italia, oltre al maxi schermo. Tutto questo produce un risparmio per la Reggiana superiore ai 300mila euro».

Si può accantonare il passato, fatto anche di incomprensioni, per ripartire?

«Da parte nostra c’è sempre stata la massima disponibilità, oggi a maggior ragione, senza alimentare polemiche per colpa di pochi teppisti che sarà cura della questura individuare e punire».

Il cambio della proprietà granata può essere un punto di partenza?

«Partiamo da un concetto: Sassuolo e Reggiana pagano un affitto a una società (Mapei Group) proprietaria dello stadio. Queste due società, pur nella loro autonomia, possono dare vita a forme di collaborazione per una crescita. Su questo punto con Stefano Compagni mi sono trovato in sintonia».

Una sponsorizzazione alla Reggiana potrebbe essere un gesto di distensione tra i due club?

«La Mapei è già sponsor importante del settore giovanile granata. Non so se il contratto è o meno in scadenza ma c’è un accordo per cui ci sono già segnali che vanno in questa direzione».

Ma perché fare la presentazione del Sassuolo a Scandiano?

«Non è un’invasione di territorio. Abbiamo scelto una struttura che ci piaceva. Siamo in Italia, non dobbiamo perderci in queste piccolezze».

C’è dunque una precisa volontà di collaborare?

«Ho ribadito a Compagni che siamo sempre disponibili a metterci a sedere attorno a un tavolo e discutere delle varie problematiche nel rispetto delle proprie autonomie».

Allora si farà anche un’amichevole?

«Abbiamo ipotizzato, a breve, di giocare un’amichevole proprio per suggellare l’inizio di questo nuovo corso anche se – ripeto – io sono sempre stato molto vicino, per simpatia, alla Reggiana. Sono ben lieto di poter fare delle operazioni assieme».

Lei ha avuto anche parole di elogio per Alessandro Barilli.

«Con la Reggiana mi sono sempre trovato bene. Con Barilli abbiamo collaborato come faremo certamente con la nuova proprietà, forse in modo ancora più approfondito».

C’è anche aperto il discorso della sede.

«Non è un problema. Abbiamo sempre dato la massima disponibilità».

Ha garantito che non sarà posta la scritta Sassuolo nei Distinti.

«Non è mai stato nei progetti di Mapei. Lo stadio è il Mapei Stadium che ha rispettato i colori della proprietà e per questo motivo sono rimasti solo due stemmi: quello della Reggiana e del Sassuolo. Le due curve sono ispirate al Tricolore perché il Mapei Stadium è il Città del Tricolore. E’ anche un rispetto nei confronti della città di Reggio».

Lo stadio è stato costruito dai reggiani...

«Abbiamo detto di non tornare a ritroso nel tempo per evitare di ripetere certi discorsi. Oggi si dice che il problema del calcio sono gli stadi obsoleti. Ebbene a Reggio abbiamo la fortuna di avere una proprietà che ha investito sullo stadio rendendo il Mapei un gioiellino e anche un motivo d’orgoglio per la città di Reggio e per le due società che ci giocano».

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