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«Il gol a Cuneo è stato il mio capolavoro»

di Cristiana Filippini
«Il gol a Cuneo è stato il mio capolavoro»

«Nei ricordi belli metto la promozione in C1 Bassano è stata invece la mia pagina nera»

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REGGIO EMILIA. Non è Giuseppe Alessi e neanche Beppe Alessi: ormai è BeppeAlessi tutto attaccato. Un marchio di fabbrica.

Sono passati otto anni da quel fino agosto del 2007 e Beppe Alessi passava dalla serie B di Spezia alla C2 della Reggiana. Otto anni di gioie e dolori coronati da una promozione, 199 presenze e 47 reti segnate.

Chi la convinse a fare quel doppio passo indietro?

«Varini, Grieco, Ponzo e Pelatti».

Cosa le disse Varini nel corso di quella prima cena?

«Vedrai che andiamo subito su, siamo forti e siamo un bel gruppo».

Pensava di fare un paio di anni o c'erano i presupposti per una permanenza così lunga?

«All'inizio non lo sai mai. A volte pensi di rimanere in una squadra a vita e dopo sei mesi finisce tutto. Non avevo fatto programmi, sicuramente non pensavo di chiudere la carriera qui».

Se lo ricorda il primo giorno?

«Come no. Ricordo che mi vedevano un po' come il "fighettino" o almeno come quello con un po' di puzza sotto il naso. E' bastato poco e hanno capito che tipo di ragazzo ero».

Pagine brutte: play off contro la Pro Patria e Bassano?

«Bassano a livello personale è stato un bel colpo anche perchè sapevo che era l'ultima partita e poteva essere la ciliegina sulla torta di questi otto anni alla Reggiana. Detto questo, non mi so ancora spiegare quelle due partite contro la Pro Patria».

Pagine belle: Castelnuovo Garfagnana o Cuneo?

«Personalmente sento più quella di Cuneo, anche perchè non era stata un'annata facile e con Zauli c'erano stati un po' di problemi che poi abbiamo chiarito. Fare quel gol salvezza è stata una liberazione».

199 presenze......

«Ne mancava solo una per arrivare a duecento».

Magari giocata con il nome sulla schiena?

«Sarebbe stata un'altra ciliegina».

Lei è stato il classico trequartista: è una figura che va un po' scomparendo?

«Mi pare di sì. Adesso serve il trequartista che fa gol e che difende».

Verrà ricordato come l'ultimo trequartista passato dalla Reggiana?

«Mi auguro di no. Sono convinto che tornerà di moda».

Lei a chi si ispirava?

«Posso spararla? Baggio e Zidane».

La decisione di smettere è stata dura, sofferta, ponderata o dolorosa?

«Tutte queste cose insieme».

In questi anni com'è stato il suo rapporto con la stampa?

«Molto corretto. Ognuno ha fatto il proprio lavoro. Credo di non essermi mai arrabbiato per un voto o per un giudizio. Ero il primo a sapere se avevo giocato bene o male».

Nei suoi otto anni alla Reggiana ha avuto altrettanti allenatori. Un aggettivo per ognuno di loro. Pane?

«Preparato».

Dominissini?

«Vivi e lascia vivere».

Mangone?

«Un po' presuntuoso. Ma nel senso buono del termine».

Zauli?

«Protagonista. Anche in questo caso, nel senso buono del termine».

Apolloni?

«Brava persona. Come allenatore non ho avuto modo di conoscerlo bene».

Battistini?

«Permaloso, anche per lui nel senso buono del termine».

Montanari?

«Un fratello maggiore».

Colombo?

«Grande uomo e ottimo allenatore. L'ideale per la Reggiana».

Stesso discorso per i presidenti: il povero Vando Veroni?

«Il nonno che tutti vorrebbero avere».

Clar Fiorello Fontanesi?

«Il tifoso».

Barilli?

«Puntiglioso».

Compagni?

«Uno di noi».

Sono stati tanti i capitani: faccia un nome?

«Questa è facile: Vito Grieco. Il capitano per eccellenza. Non l'ho mai visto arrabbiato ma non serviva: ti guardava e capivi al volo».

Secondo lei avrà una grande carriera anche da allenatore?

«Sicuramente, non ho dubbi».

Non si contano i compagni di squadra che ha avuto in tutti questi anni. Il più simpatico?

«Paolo Zanetti è sicuramente sul podio».

Il più antipatico?

«Non lo dirò mai ma ce n'era uno che proprio non reggevo. Arrivavo a casa con il mal di stomaco».

Quindi non mi dirà neanche se c'è stato qualche giocatore sopravvalutato?

«Qualche? Ben di più di qualche».

24 marzo 2013 arriva la notizia di Ponzo.

«Ancora adesso mi vengono i brividi».

Ritroviamo il sorriso: qual è il suo rapporto con il cibo?

«Ottimo. Mia figlia Sofia mi ha già fatto notare che ho messo un po' di pancetta».

Davanti a quale piatto non resiste?

«I tortelli con il ragù. E da poco ho scoperto l'erbazzone mentre fino ad un po' di tempo fa non ne voleva sapere».

Tutto accompagnato dal lambrusco?

«Chiedo scusa a tutti i reggiani, ma in otto anni non sono riuscito ad innamorami del lambrusco».

Un aggettivo per definire il suo rapporto con la città e i tifosi?

«Fantastico. Mi continuano a scrivere messaggi che recitano più o meno così: "Non smettere per favore". E' impagabile».

Lei passeggia per strada come se fosse la sua città?

«E' la mia città».

Pelè o Maradona?

«Maradona».

Messi o Ronaldo?

«Messi».

Destra o sinistra?

«Premetto che non mi interessa la politica e la seguo poco anche perchè mi sembrano tutti uguali: dico centrodestra».

Mari o monti?

«Mare. Per adesso solo quelli italiani ma a breve inizierò a scoprirne altri».

Suo figlio Nicolò da grande vuole fare il calciatore?

«Così dice. Poi farà quello che vuole».

E'un mancino come lei?

«Di brutto».

E Sofia?

«Per adesso le piace andare a cavallo ma cambia idea tutti i giorni».

Cuore juventino?

«Juventino e torinista».

Non è possibile?

«Per ora non c'è competizione, quindi faccio il tifo per entrambe».

E quella finale Barcellona-Juve?

«Dopo dieci minuti mi sono detto: "finisce in tragedia", poi mi sono illuso e alla fine rassegnato».

E' noto a tutti che Beppe Alessi sia un fumatore: mai pensato di smettere?

«Tutte le sere mi dico che quella è l'ultima. E poi al mattino dopo il caffè ci ripenso e accendo la sigaretta».

Le hanno mai fatto storie i suoi allenatori?

«Mai».

Qual è il suo rapporto con i social network?

«Quasi un disastro, giusto un po' di facebook. Insieme a Nicolò guardo molti filmati su youtube di free style».

Ogni tanto riguarda anche il suo gol contro il Real Marcianise?

«Ovviamente. Adesso i tifosi su facebook mi hanno dedicato un filmato con tutti i gol e naturalmente l'ho guardato e mi ha fatto anche molto piacere».

Che ce frega di Leo Messi noi abbiamo Beppe Alessi: cosa ha pensato la prima volta che l'ha sentito?

«Non ci volevo credere e pensavo di aver capito male. E' stata mia figlia che, una volta arrivato a casa, mi ha detto: "Hai sentito cosa ti hanno cantato?". Una bella soddisfazione».

Nei suoi anni reggiani ha avuto anche la soddisfazione di indossare i panni di Enrico V e di incoronare Matilde: che ricordi ha di quel giorno?

«Mi tremavano le gambe. Però è andato tutto bene: mi ero preparato per un mese e la mia parte l'ho recitata tutta a memoria senza leggere».

Dopo otto anni a Reggio come se la cava con il dialetto?

«Lo capisco ma non lo parlo».

Neanche una frase?

«Devo proprio?».

Deve.

«Ma non è carina».

Non si preoccupi.

«La prima frase che mi hanno insegnato è stata: ma va a cagher».

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