«Di Nallo ci insegnò il professionismo»
L’ex biancorosso Claudio Grasselli ricorda l’amico scomparso a 63 anni
REGGIO EMILIA. «Una grandissima persona, un bellissimo carattere e un grande professionista. Lui e Ghiacci ci hanno insegnato cosa era il basket professionale, noi non ne avevamo idea». Anche se di tempo ne è passato ormai parecchio, il 58enne Claudio Grasselli ricorda ancora con affetto e stima Benedetto “Ugo” Di Nallo, suo compagno in maglia Pallacanestro Reggiana nella storica stagione 1979/80. Tempi eroici ormai lontani, quando i biancorossi delle Cantine Riunite sfiorarono la promozione in serie, cadendo nello spareggio contro la Leone Mare Livorno. Di Nallo, goriziano di origine, è morto pochi giorni fa a Imola, a soli 63 anni, dopo mesi di malattia. Il suo funerale si terrà oggi sempre a Imola, dove era rimasto dopo aver smesso con la pallacanestro giocata e allenata, aprendo un’agenzia di onoranze funebri assieme alla moglie. All’anagrafe Benedetto Di Nallo, era diventato Ugo perché alcuni degli americani che giocavano con lui non riuscivano a pronunciare il nome, e gli chiesero un soprannome più semplice.
«Di anni ne sono passati ormai parecchi, e negli ultimi tempi non è che ci sentissimo più molto, ma il suo ricordo per me è ancora fortissimo, sia come giocatore che come persona» racconta Grasselli, uno dei giovani reggiani, assieme a Orazio Rustichelli e Gianni Codeluppi, su cui era costruita la Cantine Riunite. Dal Gira Bologna arrivarono poi Mario Ghiacci e Di Nallo, colleghi sul parquet e nel lavoro in banca.
«Con il loro arrivo le cose cambiarono radicalmente per noi, il loro contributo è stato preziosissimo per farci crescere - spiega Grasselli - Loro erano professionisti, di Di Nallo ricordo l’estrema professionalità, che non gli impediva di essere un compagno molto gradevole, importante in campo quanto fuori dal campo».
«Ci ha insegnato ad essere dei veri giocatori di basket, assieme a Ghiacci. Noi non avevamo la minima idea di cosa volesse dire la pallacanestro professionistica, loro sono stati un grandissimo esempio di cui li ringrazierò. Ed era una persona straordinaria, ogni volta che penso a lui non mi viene in mente altro, se non che era una grandissima persona» riflette Grasselli.
«Negli ultimi anni non eravamo più in contatto, ho saputo della sua morte e mi dispiace tantissimo, il ricordo era ed è sempre forte, so che era rimasto molto legato con Mario Ghiacci, invece» conclude l’ex centro della Pallacanestro Reggiana. (adr.ar.)
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