Gazzetta di Reggio

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Reggiana, esordio in tono minore

di Wainer Magnani
Reggiana, esordio in tono minore

Non va oltre il pareggio al cospetto di oltre cinquemila tifosi e una curva Sud da brivido

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REGGIO EMILIA. Partiamo dalla fine, dall’abbraccio – nonostante il pareggio – dei cinquemila tifosi reggiani.

Ci eravamo lasciati con una coreografia da brivido contro il Bassano, siamo tornati allo stadio con la stessa emozione per un’altra magica coreografia della Sud che ha testimoniato in modo indiscutibile un amore per la Reggiana e uno straordinario senso di appartenenza.

Non sono elementi insignificanti, anzi valgono forse più della vittoria o forse no, perché ci stava rubacchiare i tre punti ma le speranze della Reggiana si sono infrante su quel clamoroso palo colpito a sette minuti dalla fine da Angiulli. Peccato anche se bisogna ammettere: giusto pareggio. Nel primo tempo il portiere Perilli ha fatto pentole e coperchi togliendo dalla porta almeno tre palle gol. Una o due sono letteralmente delle prodezze.

Un pari che va a merito più del Padova che della Reggiana ma forse non si poteva pretendere di più da una squadra che è ancora un cantiere aperto: Mogos e Nolè sono arrivati da un paio di giorni e a centrocampo non tutto è funzionato per il meglio. Se ciò non bastasse la Reggiana si è trovata sotto di un gol dopo sessanta secondi per una disattenzione, udite udite, di Spanò. Poi è andata bene che dopo sette minuti Arma ha rimesso la partita in equilibrio ma è stato in quel momento che è emerso un elemento che ha caratterizzato, per tutta la partita, la prestazione della Reggiana: la presunzione di essere già bravi e belli. Nel calcio, però, nulla è scontato e ciò che è stato fatto lo scorso anno non conta più niente e va azzerato. E’ questo il vero grave difetto messo in evidenza dai granata e che ha permesso al Padova di gonfiarsi il petto e di mettere, nel primo tempo, i brividi a Sabotic e compagni. Una patina di supponenza che dovrà essere al più presto cancellata perché in questo campionato non ti puoi permettere di pensare di essere più forte ma lo devi dimostrare sul campo mettendo nella contesa cuore e gambe.

La Reggiana, dopo aver riacciuffato il pareggio, anziché aumentare il ritmo e l’aggressività è caduta in tentazione solo a strappi ha mostrato di poter dominare un Padova che ha avuto tre fiammate che hanno messo in mostra le qualità di reattività del portiere Perilli.

Nella ripresa la Reggiana è stata più equilibrata e compattata ma ha prodotto pochissimo per poter vincere se non quel palo di Angiulli al 38’della ripresa. Un tiro che era destinato in fondo al sacco ma invece ha scheggiato il palo e poi è uscito sul fondo. Ci si può aggrappare a questo episodio, come a un rigore reclamato da Arma ma azzerato per fuorigioco, così come a un’altra dubbia decisione arbitrale sulla posizione di Siega.

Un pareggio che deve essere accettato e far riflettere i granata perché per vincere le partite occorre mettere qualcosa in più in campo.

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