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D’Astoli, è il caso di dire guarda chi si rivede

di Luigi Cocconcelli
D’Astoli, è il caso di dire guarda chi si rivede

«Essere richiamati a distanza di anni significa che hai lasciato un buon ricordo Mi ritrovo a rincorrere le mie idee quando ormai pensavo di essere superato»

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BRESCELLO. A volte ritornano. Giancarlo D’Astoli, che dalle nostre parti è ricordato soprattutto per aver portato il Brescello a sfiorare la serie B ed a pareggiare in Coppa Italia con la Juventus, per la terza volta nella sua carriera è chiamato alla guida del Lumezzane.

Sensazioni e che Lega Pro ha ritrovato?

«Bellissime, se che ti richiamano a distanza di anni vuol dire che hai lasciato un buon ricordo, che c’è stima e fiducia nel tuo lavoro, mi ritrovo a rincorrere le mie idee quando pensavo di essere superato, quanto al campionato ci sono molti giovani interessanti ma a scorrere gli organici mi pare decisamente indebolito come valori tecnici rispetto a qualche anno fa».

D’Astoli a Brescello usava il 4-4-2, è ancora quesat la sua filosofia di gioco?

«In questi anni si è evoluto il calcio ed anche io ho utilizzato diversi moduli. Domenica a Gorgonzola ho utilizzato il 4-3-3; contro la Reggiana vedremo, ma l’importante non sono i numeri quanto l’approccio alla gara, se non hai corsa, pressing, voglia di smarcarti, puoi metterti come vuoi ma difficilmente fai risultato».

L’obiettivo del Lumezzane è la salvezza o mira a qualcosa in più?

«Presto per dirlo, ci vorranno sei sette partite per capire il nostro valore e quello degli avversari, è evidente che quando vieni dall’aver conservato la categoria ai play out il primo traguardo è guadagnare quanto prima la quota salvezza, se la fai presto poi puoi pensare ad alzare l’asticella delle ambizioni. Siamo capitati in un girone di ferro, perchè non bastavano Pavia, Alessandria e Cremonese, ci hanno aggiunto anche la Reggiana, per la società, per la serenità dell’ambiente, la possibilità di lavorare tranquilli, senza eccessive pressioni, forse il Lumezzane meriterebbe palcoscenici anche superiori».

Se la sente di indicare punti di forza e di debolezza della sua squadra o non vuole dare vantaggi a Colombo?

«Ora con internet non è che puoi nascondere qualcosa, non c’è bisogno di osservatori, si sa tutto di tutti. Diciamo che se riusciamo a ragione e giocare di squadra, esprimerci come gruppo, per me i valori li abbiamo, se ci disuniamo andiamo in difficoltà».

La Reggiana la conosce?

«L’ho vista a Perugia e contro il Padova, lì è andata un po’ in difficoltà perchè non è facile trovarsi subito sotto, ha saputo reagire, per me, anche se ho letto il contrario, ha fatto una buona partita. Il campionato scorso ha sfiorato al promozione, è stata costruita per vincere, bisogna vedere come reagità e saprà adattarsi al proprio girone».

All’esordio la Reggiana si è trovata in difficoltà soprattutto nel gioco aereo nei suoi sedici metri, vuoi avete subito due reti da calcio d’angolo; è lì che si deciderà il match?

«Precisiamo alcune circostanze: il primo gol lo abbiamo subito su mischia, agli avversari ci sono voluti tre tiri ribattuti per segnare; il secondo, a tempo scaduto, su rigore per me inesistente; diciamo che se non derubati, sicuramente siamo stati privati di qualcosa che avevamo meritato. Detto questo nel calcio di oggi le azioni da fermo diventano determinanti».

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