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«E’ una soddisfazione per tutto il club il successo di Melli»

di Linda Pigozzi
«E’ una soddisfazione per tutto il club il successo di Melli»

Basket: Menozzi, responsabile del vivaio biancorosso «Provai a portare a Reggio Datome e Bargnani»

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REGGIO EMILIA. Al team di “cagnacci” azzurri si brinda in casa Pallacanestro Reggiana dove è stato cresciuto e quindi lanciato ad alti livelli Nicolò Melli, uno degli eroi di Lille.

«E’ una soddisfazione personale, degli allenatori e di tutta la società - spiega Andrea Menozzi, il responsabile del settore giovanile della Pallacanestro Reggiana -. Quando uno dei nostri ragazzi raggiunge un grande risultato siamo i primi ad essere contenti e siamo contenti per loro, perché il successo se lo costruiscono soprattutto da soli. Noi li accompagniamo nel percorso».

«Nicolò - spiega - proviene dalla Scuola Basket e poi è passato nel nostro settore giovanile. Io ho iniziato ad allenarlo direttamente quando aveva circa 15 anni. Su di lui c’erano tante aspettative, come sempre accade con i ragazzi più dotati. Lui è stato molto bravo a gestire la pressione e a raggiungere certi livelli. Ultimamente non ci sentiamo così spesso come in passato ma siamo ancora in contatto. Ho avuto modo di allenarlo d’estate anche quando aveva lasciato Reggio e ancora non era nel giro della nazionale».

E del team azzurro che ieri ha annientato Israele, Melli non è l’unica “conoscenza” di Andrea Menozzi. «Nel 2006 ero l’assistente allenatore della nazionale Under 18, quella che vinse il bronzo agli Europei di Belgrado. In quella squadra c’erano Gallinari, Aradori e Datome. Tentai di portare a Reggio quest’ultimo e parlai più volte con suo padre. All’epoca Gigi Datome era un giovane che sì aveva potenzialità, ma era ancora ben lontano dall’esprimerle. Scelse però di andare a Siena. Ricordo bene Aradori che era già come lo si vede oggi: un giocatore estremamente utile, un combattente bravissimo a farsi trovare pronto. Purtroppo non giocò mai quell’Europeo Under 18 che si concluse con la conquista del bronzo perché si ruppe il naso in uno degli ultimi allenamenti a Belgrado prima dell’inizio del torneo. E fu costretto a tornare a casa».

Gli occhi attentissimi di Menozzi si posarono anche su un giovanissimo Andrea Bargnani. «Era l’anno in cui Angelo Gigli, romano come lui, entrava in prima squadra e facendo leva su questo provammo ad arruolarlo. C’era grande interessa su di lui e, fra le tante proposte, Andrea scelse di andare a Treviso».

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