La maledizione dei rigori a Bassano è costata la B
A Piacenza i granata si sono dimostrati allergici ai penalty, lo scorso anno tutti hanno fallito: Alessi, Sinigaglia, Tremolada e anche lo specialista Bruccini
REGGIO EMILIA. La maledizione dei rigori sembrava essersi interrotta a Bassano, quando gli errori dagli undici metri di Alessi, Parola e Bruccini sono costati la finale per la serie B ma così non è stato. A Piacenza, come lo scorso anno a Grosseto, i granata hanno gettato al vento la vittoria fallendo due rigori. Va detto che le coincidenze sono tante: prima di tutto l’arbitro Lacagnina, poi la giornata, la terza di andata. Sono cambiati i protagonisti: a Grosseto furono Ruopolo e Tremolada a fallire i due penalty, a Piacenza sono stati Nolè e Arma. Per la curiosità, Arma voleva anche calciare il primo rigore ma è stato Nolè a chiedere e ad ottenere dall’attaccante la palla per presentarsi sul dischetto. Rigori calciati più o meno bene. C’è chi rimarca: doveva essere Bruccini l’incaricato. Può essere ma anche il bravo centrocampista ha fallito la trasformazione dagli undici metri contro il Grosseto e il San Marino al Città del Tricolore. Due penalty falliti che non hanno tolto punti ai granata dato che è arrivata ugualmente la vittoria. Lo scorso anno, come in questo campionato sono i due rigori falliti nella stessa partita a lasciare l’amaro in bocca perché hanno tolto due punti ai granata. Nel campionato scorso, alla fine, non hanno inciso, la speranza è che accada lo stesso anche nel corso di questo campionato. E’ bene ricordare che dopo quel pareggio a Grosseto per 0 a 0 la Reggiana infilò una striscia positiva di 15 punti in sette partite prima di perdere a Gubbio. Il trainer Colombo metterebbe la firma per tipetere lo stesso ruolino di marcia.
E’ anche giusto rimarcare, a favore del tecnico siciliano Lacagnina, che i due penalty assegnati a Grosseto come quelli a Piacenza sono stati netti e indiscutibili. Nessun favore, quindi ma un fischio arbitrale corretto.
L’ultima annotazione che viene rimarcata è che l’allenatore dovrebbe far allenare i giocatori dagli undici metri ma su questo argomento ci sono ex giocatori e grandi allenatori che sottolineano come la differenza tra allenamento e partita la fa la pressione psicologica. Allenarsi conta ma alla fine è una questione di saldezza di nervi e anche di fortuna anche se è difficile da comprendere.
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