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«Diamo tutto, non meritiamo critiche»

di Linda Pigozzi
«Diamo tutto, non meritiamo critiche»

Alessandro Dalla Salda replica alle polemiche: «Il nodo è sempre il Bigi che temo ci soffocherà a livello sportivo»

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REGGIO EMILIA. Con toni forti e tutte le sfumature della rabbia, l’ad della Pallacanestro Reggiana Alessandro Dalla Salda replica alle polemiche montate negli ultimi giorni. Dai mal di pancia dei tifosi sul rincaro degli abbonamenti e sulla vernice al Bigi per la prima volta a pagamento, alla ventilata ipotesi della chiusura del settore ospite.

E lo fa, Dalla Salda, dopo una premessa che altro non è poi che il cardine della vicenda: il vetusto Bigi diventato ormai una gabbia per un team e un club ambizioso e in costante crescita. Lì, rinchiusa fra le quattro consunte mura della bombonera di via Guasco, secondo l’ad biancorosso rischia di morire il sogno della Pallacanestro Reggiana.

«Al Bigi soffocheremo a livello sportivo - dice - perché alla lunga non ha senso continuare così. Siamo un’azienda che perde moltissimo. Affinché il club continui a stare in piedi, il nostro patron Stefano Landi deve sborsare 2 o 3 milioni l’anno. Quest’anno speriamo di limitare le perdite a un milione e mezzo, ma la sostanza non cambia: ci deve essere sempre qualcuno disposto a metter mani al portafoglio. Ci serve un impianto più grande perché sono tantissimi i soldi che perdiamo. Lo scorso anno avevamo calcolato che che si sarebbero potuti raggiungere i 4.500 o 5mila abbonamenti, più tutti i biglietti in più che avremmo potuto vendere per le partite di cartello di campionato e per i play off. Facciamo tanti, tantissimi, sforzi per questo per me sono inaccettabili tutte le critiche che sono arrivate».

Sulla paventata chiusura del settore ospiti, l’ad reggiano chiarisce il concetto.

«Non è assolutamente vero che non vogliamo far entrare i tifosi ospiti in via Guasco - dice Dalla Salda -.L’ho ribadito anche ai tre tifosi del gruppo degli Arsan che ho incontrato insieme al nostro nuovo presidente Maria Licia Ferrarini. Quello che è stato scritto nello striscione esposto dagli Arsan martedì al Bigi (“Togliere il settore ospite vuol dire uccidere la passione”, ndr) è pazzesco. Noi che vogliamo soffocare la passione? Non scherziamo. Le accuse che ci sono state fatte sono gravi e prive di ogni fondamento. Se potessi avere mille posti per i tifosi ospiti, li metterei loro a disposizione perché significherebbe mille biglietti in più venduti».

«Ribadisco un concetto che evidentemente non è arrivato: quei 90 posti della curvetta ospiti veranno messi in vendita ai tifosi reggiani se e solo se sarà necessario - incalza -. Quest’anno, sull’onda dei risultati della squadra delle ultime stagioni, abbiamo avuto un forte incremento di richieste di sponsorizzazione. Purtroppo il sold out del Bigi che prevedo si confermerà anche per questa stagione, non ci garantisce la possibilità di regalare gli abbonamenti compresi nei pacchetti degli sponsor».

«C’è poi tutta la questione relativa all’ordine pubblico - prosegue Dalla Salda -. Durante i play off, per esempio, abbiamo dovuto assumere fino a 65 fra steward e bodyguard per garantire il servizio d’ordine. Per noi è una spesa di migliaia di euro a partita. Io vorrei tenere quei 90 posti ma devo confrontarmi con responsabilità non indifferenti».

E si torna sempre al palasport assolutamente insufficiente. «Purtroppo - insiste Dalla Salda - il Bigi così come è non ci lascia possibilità. Vogliamo tenere la squadra a Reggio, vogliamo che resti competitiva, vogliamo i grandi campioni ma non possiamo assolutamente pagare tutto noi. Che non abbiamo mai avuto un aiuto nei 41 anni della nostra storia né dal Comune, né dalla Regione. Per un certo periodo abbiamo avuto un piccolo contributo dalla Provincia per il pianeta giovanile ma ora non riceviamo più nulla. Bisogna che si capisca che non è facile, né scontato restare ad alti livelli. Adesso se dopo una finale scudetto, dopo un’Eurochallenge vinta non va più bene niente dopo i tantissimi sforzi fatti, mi dispiace ma io non ci sto. L’origine di tutto è la mancanza di un impianto, non dico galattico ma anche solo decente. Da dirigente dico che non so se varrà la pena continuare. Fosse per me non si giocherà mai più in via Guasco una finale scudetto che spero fortemente venga raggiunta tante volte dalla nostra squadra».

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