Menetti: «Siamo ancora in finale è la terza in tre anni, sono felice»
Il coach biancorosso: «Abbiamo sofferto ma lo avevo messo nel conto, bravi Aradori e Gentile» Meo Sacchetti protesta: «Non so cosa dica il regolamento ma l’ultima azione mi sembra dubbia»
TORINO. «Tre mesi dopo quella gara 7, siamo di nuovo in finale, la terza in tre anni. La continuità e il lavoro pagano sempre».
Mostra grande orgoglio Max Menetti dopo la finale conquistata, la terza dopo Eurochallenge e scudetto. «E' una grandissima soddisfazione, per me, per la squadra e per tutta la città», afferma commentando la vittoria.
Si passa poi alla gara: «sapevo che avremmo avuto una buona base, ero fiducioso, ma ero anche convinto che saremmo mancati nei dettagli, come la difesa in transizione, come spendere bene i falli. Sono quelle scelte di lucidità che si trovano solo sul campo, col tempo», rivela.
«E in effetti abbiamo sofferto qualcosa, in questo senso, ma sapevo che avremmo fatto una grande partita, concentrata e consapevole, e forse ero più preoccupato io dei ragazzi, prima di iniziare, per i pochi allenamenti. Nel primo tempo siamo andati molto bene, nel terzo abbiamo contenuto senza cedere e alla fine abbiamo avuto il giusto mix di lucidità, per continuare a dare la palla dentro, e voglia di vincere». Un pensiero speciale va ai quattro nuovi: «Aradori è davvero qui da un giorno, e si è calato subito nella nostra mentalità. Veremeenko era fermo da 15 giorni e ha messo grande sostanza, Gentile e De Nicolao hanno mostrato razocinio e si sono messi a disposizione della squadra», spiega. Menetti parla poi anche del piccolo infortunio di Kaukenas, che non dovrebbe comportare rischi. «Gli si è aperta la gamba in quell'azione in cui è praticamente finito fuori dal palazzetto, sia lui che il medico hanno detto che poteva rientrare, ma chi era in campo era caldo e non me la sono sentita di rischiarlo, in quella situazione». Inevitabile poi parlare del caotico finale: «un po' è anche colpa mia, non mi ero accorto che avevano lasciato i secondi a 6. Appena la gara è ripresa me ne sono accorto io e anche gli arbitri: confesso di aver pensato di aver sbagliato io, che avessero fischiato un'infrazione e non un fallo, ma poi gli arbitri mi hanno confermato il fischio. Dopo, hanno dovuto recuperare i secondi che mancavano». Sacchetti riconosce i meriti reggiani ma mette in discussione le scelte arbitrali il coach ospite Meo Sacchetti. «Nella ripresa abbiamo sofferto un po' la loro zona, poi con Stipcevic dall'angolo sembrava avessimo risolto. Alla fine abbiamo sofferto a rimbalzo, lasciando rimbalzi offensivi a un grande specialista come Polonara», riflette. E il finale? «Non so cosa dica il regolamento, se ho la palla in mano e vedo che non mancano i secondi giusti io lo dico all'arbitro. E l'ultima azione la definirei dubbia».
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