Addae accetta le scuse del Carpineti
Insulti razzisti da un tifoso: il presidente appenninico, mortificato, telefona al giocatore avversario che apprezza
REGGIOLO. «Mi dispiace sempre molto quando succedono queste cose – dice Prince Addae – perché non fanno bene allo sport. Gli insulti non piacciono a nessuno. Adesso ci scherzo su e dico che se mi avessero tirato delle banane le avrei anche mangiate, visto che avevo un calo di zuccheri. Quell che mi rammarica è che anche nel Carpineti c'era un giocatore di colore e questi insulti avrebbero potuto ferire anche lui».
Cosa è accaduto con esattezza?
«Quando ho fatto gol un tifoso ha iniziato ad insultarmi perché c'era stato un presunto fallo su Coghi a metà campo. L'arbitro non ha fischiato e io ho proseguito l'azione realizzando. Dopo di che, gli insulti sono aumentati».
Da un solo tifoso o da più tifosi?
«Non ha molta importanza. Ci metto una pietra sopra anche se ritengo che non sia molto educativo per tutti quei giovani che erano al campo ».
Qualcuno le ha chiesto scusa per l'accaduto?
«Sì subito. La società del Carpineti era molto rammaricata per quello che era successo ma loro non hanno colpe anzi sono stati molto gentili. Ieri mi ha telefonato anche il presidente Walter Costi per farmi le scuse e non mi era mai capitato che un presidente lo facesse. Mi ha fatto molto piacere, davvero. Segno che la società e i giocatori sono persone educate e serie».
Peccato che un bel derby in una bella cornice come il "Galeotti" sia finito così.
«Sì, è un vero peccato perché noi siamo andati a Carpineti per giocarci la nostra partita, per cercare di fare dei punti e non certo per fare del casino».
Un punto contro il Carpineti è un buon punto.
«Ottimo, sono una bella squadra e non per nulla sono primi in classifica».
Dove vorrebbe portare questo Reggiolo?
«Magari fra le prime cinque ma per il momento pensiamo alla settimana che ci attende. Domani affronteremo la Riese e domenica la Solierese, due partite nelle quali speriamo di fare bene. Poi quando saremo a dicembre faremo il punto della situazione».
Mara Bianchini
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