Inter-Juventus stavolta è la gara della verità
Allegri: «Loro favoriti, ma non è sfida da dentro o fuori». Mancini: «Per noi un esame di maturità»
TORINO. I campioni d'Italia in carica contro i maggiori candidati a vincere quest'anno: Massimiliano Allegri inquadra così Inter-Juventus, «partita bellissima, da gustare, per gli 80 mila spettatori di San Siro e i milioni che la vedranno in tv, in tutto il mondo». Per il tecnico bianconero la squadra di Mancini «è la prima candidata allo scudetto: ha grandi giocatori ed è stata allestita per vincere. Poi ci sono la Roma, il Napoli, anche il Milan, che adesso ha più punti di noi, poi c'è la Juve». Non è rassegnazione ad abdicare, come si potrebbe pensare, - spiega - ma una gerarchia dettata ad Allegri dalla classifica o, meglio, spulciando la graduatoria attuale. Il tecnico bianconero, invece, non crede alla Fiorentina tricolore: non è un'amnesia se non la cita tra le pretendenti al titolo: «I viola - precisa - sono sicuramente tra i candidati per i primi posti, ma non per la vittoria finale». Il tecnico livornese, al contrario, non ha smesso di credere alla sua Juve, cerca semplicemente di allentare la pressione: «Dobbiamo essere realisti - dice l'allenatore bianconero - il nostro obiettivo è di arrivare a marzo in lotta per lo scudetto. Serve ancora pazienza, fortunatamente il campionato è lungo». Il “realismo” di Allegri vale anche per la partita di oggi: «Juve-Inter non è assolutamente - afferma - sfida da dentro o fuori: vincere non cambierebbe nulla nel nostro cammino, per recuperare posizioni quel che serve davvero è la continuità».
Secondo Roberto Mancini, invece, quelli odierni sono novanta minuti per sapere di che stoffa è fatta questa Inter. «Contro la Juventus capiremo se possiamo restare in alto in classifica. È una prova di maturità e vincere ci darebbe entusiasmo». Per i nerazzurri sarà insomma l'esame della verità, per capire se possono davvero essere grandi. E Mancini non si scompone neppure quando viene incalzato dalle statistiche poco esaltati della sfida. «L'Inter non vince dal 2010? Vero, ma non sento nessuna pressione. Dopotutto sono andato via nel 2008 e la pressione non la devo sentire io. Anche il mio personale bilancio è negativo? Beh, si può anche perdere una partita se poi si conquista lo scudetto». Come a dire: non è importante vincere la battaglia, bisogna vincere la guerra. Il campionato, comunque, resta ancora un obiettivo non dichiarato a voce alta. E se Allegri indica l'Inter come la favorita per lo scudetto, Mancini risponde con la stessa scaramanzia: «Non lo siamo noi, lo è la Fiorentina. O almeno è questo che dice la classifica al momento. Noi puntiamo alla Champions».
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