«Un’emozione, tornare in campo»
Max Pesenti scende dal Calvario e guarda avanti: «A Bolzano per vincere»
REGGIO EMILIA. Bentornato, Massiliano Pesenti. Dopo tre mesi da quel noiosissimo infortunio e conseguente operazione alla caviglia (problemi di cartilagine), l'attaccante è tornato a calcare il rettangolo verde. Seppur per quattro minuti, il centravanti di Treviglio ha fatto vedere il desiderio di giocare che dentro di se è cresciuto di giorno in giorno.
«Già essere in panchina per me era importante – spiega – ho lavorato sodo per tornare a essere quello che ero prima dell'infortunio. La mia autonomia attuale? Dovrei resistere almeno un quarto d'ora».
Mister Colombo non ha visto una bella partita, ma sostiene che la sua squadra abbia tirato fuori gli attributi…
«E' stata la vittoria più difficile di quelle che abbiamo centrato. Siamo un gruppo solido, unito e prima o poi la partita la porta a casa».
Non avete subito un solo tiro in porta...
«Eravamo messi bene in campo: loro arrivavano sulla trequarti e potevano contare solo su qualche rimpallo o sulle "seconde". Noi eravamo uniti su tutti i reparti».
In quattro minuti, ma è riuscito a stoppare egregiamente un pallone altissimo e a conquistarsi con grinta una punizione sul centrocampo.
«E' stata una bella iniziazione di fiducia: dopo tre mesi fuori, non è facile entrare sull'1-0, con la squadra che sta facendo bene in una partita che forse si doveva chiudere prima. Sono contento e ringrazio i tifosi: appena sono entrato mi hanno fatto la "ola". E' stato piacevole».
Lei ha una voglia di giocare esagerata…
«Sì, mangerei l'erba del campo per la voglia che ho. Ne ho patite tante in carriera e ho voglia di dimostrare il mio valore a Reggio dopo una stagione catastrofica all'Albinoleffe».
A Bolzano firma per un pareggio?
«No, si va per vincere. Bisogna pensare solo a vincere, poi se l’avversario che se si dimostrerà più forte, gli stringeremo la mano. Dobbiamo andare convinti, ma coi piedi per terra: conosco questo girone, se molli la tensione un solo attimo, è facile essere castigati».
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