Pigoni presenta il conto alla Bagnolese
Eccellenza, il difensore della Casalgrandese: «Aspetto questa partita da tre anni»
CASALGRANDE. Ai tempi dell'ultima Interregionale arrivò un'occasione irripetibile dalla serie A albanese proprio alla vigilia del campionato, mentre la scorsa estate un grave infortunio al ginocchio ne compromise fin da subito la stagione. A quanto pare la Bagnolese non era nel destino di Francesco Pigoni, in forza ora alla Casalgrandese e che domenica vestirà i panni dell'ex di turno. Ma al derby del Fratelli Campari il difensore di Scandiano arriva con il dente avvelenato dall'anno scorso, mentre quando lo chiamò il K.F. Tirana il patron dei rossoblù Isacco Manfredini mantenne la parola di lasciarlo partire in caso di offerte dai professonisti. «Nel calcio si può sempre fare di meglio – premette Pigoni analizzando la sua Casalgrandese – ma per ora pensiamo a salvarci il prima possibile. Raggiunto il traguardo continueremo a lavorare, per cercare di migliorare e per toglierci qualche soddisfazione in più. Speriamo che a breve possa rientrare Beppe Ingari, che è un pezzo importante per noi. Ma lo sarebbe per qualsiasi squadra, dato che in questa categoria è veramente in grado di fare la differenza».
A livello fisico come sta?
«L'intervento al ginocchio è superato, ed in tal senso non ho nessun problema. Quando si resta fermi per un anno non bastano due o tre mesi per ritrovare la condizione, però al momento sta andando tutto come da programma».
Pronto a recitare il ruolo di ex nel derby ?
«Diciamo che per tre anni sono stato ad un passo dal giocare con la Bagnolese, ma poi è sempre andata diversamente. Aspetto questa partita, ho qualche sassolino da togliermi e spero di prendermi una qualche rivincita. Loro sono in un ottimo momento, noi abbiamo un qualche problema ma andremo a Bagnolo per fare la nostra partita».
In caso di gol esulterebbe?
«La mia prima preoccupazione è quella di non prenderlo, non certo di andare a segnare. Esultare non sarebbe mancare di rispetto, ora gioco nella Casalgrandese e quindi devo pensare solamente al bene della mia squadra e non a quella precedente».
Che effetto vi fa avere Francesco Cristiani sia come allenatore che come direttore sportivo?
«Intanto è un uomo di calcio, quindi lascia fuori dallo spogliatoio eventuali aspetti societari. E' preparato sia atleticamente che tecnicamente, quindi ricopre al meglio entrambi i ruoli. Noi non sentiamo la mancanza e neppure l'esigenza di avere a disposizione una figura oppure l'altra, dato che sappiamo di poterci confrontare in modo competente con lui sotto entrambi gli aspetti».
Le da più soddisfazione aver giocato nella serie A albanese oppure nei campionati professionistici italiani?
«Nella vita tutte le esperienze sono importanti, ma queste sono state fra di loro molto differenti. Quella in Albania è stata del tutto particolare, oltre a darmi la possibilità di confrontarmi con l'Europa League e con giocatori delle varie nazionali. La rifarei ma con prerogative diverse, dato che con la successiva riforma della Lega Pro tanti giocatori come me si sono poi ritrovati a spasso. In Italia l'esperienza calcistica a me più cara è stata quella di Vercelli e tuttora conservo ottimi ricordi».
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