Ricompare Vavassori «Ma io porto sfortuna?»
L’imprenditore lombardo si presenta in tribuna e scherza sulla sconfitta «Con Compagni e Medici non ci sono problemi, stavo solo facendo un trasloco»
REGGIO EMILIA. Questa volta Pietro Vavassori c'era. Elegante, sorridente, scherzoso prima della gara. Un po' infastidito, quasi scocciato per lo spettacolo cui ha assistito, alla fine. Ma pienamente disponibile a dialogare e a spiegare le ragioni della sua prolungata assenza. Non s'è ancora udito il fischio d'inizio e lui gioca fingendo di nascondendosi dietro il risvolto della giacca. Poi si fa più serio e commenta: «Cosa andate scrivendo? Non ci sono assolutamente problemi, discussioni e incomprensioni con Compagni e Medici. Mancavo da un po' di tempo solo per motivi di lavoro, impegni di viaggio, un trasloco e altre ragioni. Per favore non immaginate l'impossibile. Non mi vedevate? Ecco spiegato tutto. Volete una conferma, venite a Busto sabato prossimo e mi vedrete».
Poi va nel proprio palco e si rivede dopo i 94 minuti di gioco (4 di recupero) abbastanza accigliato. Si vede che non si è divertito ma trova subito la forza di metterla in ridere: «Che sia io che porto sfortuna? Se è così non mi faccio più vedere». Ma poi si mette in sintonia con le emozioni dell'incontro.
«La Reggiana non ha giocato bene. Cuneo ci ha creduto di più. Pensavamo venissero qua a difendersi e invece hanno dimostrato di aver voglia di vincere. Noi? Troppo leziosi, troppi passaggi laterali. Giocava meglio lo scorso anno; ricordo un gioco più verticale e veloce. Eppure l'organico c'è e i punti raccolti nelle gare precedenti - quando non c'ero - sono la dimostrazione che la squadra ha i numeri per imporsi. Questa volta però... sono loro che l'hanno buttata dentro».
A proposito di Busto, il prossimo impegno, ad un'ora migliore... «Sì, così forse i nostri la vedono e la mettono dentro».
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