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Il capo degli arbitri: «Se ci riempiono di insulti, la colpa è dei genitori»

di Jacopo Della Porta
Il capo degli arbitri: «Se ci riempiono di insulti, la colpa è dei genitori»

Alessandro Ruini, presidente dell’Aia di Reggio Emilia, evidenzia un malcostume crescente: «Troppo nervosismo e scarsa educazione soprattutto a livello giovanile»

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REGGIO EMILIA. «Nel settore giovanile assistiamo a un aumento delle aggressioni verbali nei confronti degli arbitri. E’ un fenomeno che teniamo sotto osservazione e che ovviamente ci preoccupa perché è il sintomo di una generale mancanza di cultura sportiva». Alessandro Ruini, presidente della sezione provinciale dell’Associazione italiana arbitri (Aia), ha diretto più di mille gare ed è stata l’ultima giacchetta nera reggiana ad arrivare in serie B. Con lui abbiamo parlato del clima che si respira ogni fine settimana nei campi della nostra provincia.

Presidente, ogni mercoledì il giudice sportivo squalifica giocatori, allenatori e dirigenti, anche per diverse giornate, per insulti all’arbitro...

«C’è effettivamente un incremento dei provvedimenti di squalifica ma è in parte dovuto al fatto che il regolamento viene applicato in modo un po’ più rigido. Nei dilettanti non è una crescita statistica preoccupante. Mentre nel settore giovanile, nella fascia d’età dai 12 ai 16 anni, la crescita è un po’ più alta. Anche nella fase dai 17 ai 18 anni ci sono situazione più problematiche».

Come spiega questa recrudescenza?

«Vado sui campi ogni domenica e vedo un po’ troppo nervosismo da parte dei genitori a bordo campo. Spesso il problema viene dall’ambiente circostante ai giocatori. Per fortuna a Reggio non abbiamo avuto casi come quello di Juventus - Torino, con i genitori dei Pulcini che si sono picchiati».

La contestazione dell’arbitro è una peculiarità del calcio?

«Questo è sicuro. Purtroppo il nostro sport è quello che dovrebbe crescere di più a livello di fairplay. Ma il problema va oltre i campi da gioco».

In che senso?

«Che c’è un più generale tema di educazione e di rispetto delle regole da affrontare. E il comportamento degli adulti non aiuta».

Lei conosce anche la situazione fuori dalla nostra realtà. Reggio come si colloca in questo quadro?

«Diciamo che a Reggio non ci sono casi eclatanti, molto gravi. Subiamo aggressioni verbali, che però non vanno sottovalutate perché possono portare a quelle fisiche. La nostra categoria è stata vittima di gravi episodi in Italia e dunque si è deciso di fare più prevenzione ed essere più severi nei provvedimenti.

Che direttive ha dato ai suoi arbitri?

«Di non lasciare correre offese e comportamenti denigratori da parte dei genitori. Non dobbiamo tollerare che l’arbitro sia preso di mira dall’inizio alla fine di una gara».

Cosa vorrebbe dire a questi genitori intemperanti?

«Che l’errore dell’arbitro fa parte del gioco. L’arbitro sbaglia come i giocatori, ma lo fa in buona fede. Lasciatelo sbagliare e divertitevi a guardare i vostri figli. Soprattutto lasciateli divertire».

Di quante partite si occupa la sua sezione?

«Abbiamo 240 tesserati ed ogni settimana ci occupiamo di oltre 100 partite».

A proposito. Cosa spinge un ragazzo a fare l’arbitro?

«La passione per il calcio, la stessa che hanno gli arbitri. E l’amore per le regole. Per quanto mi riguarda posso dire che se non avessi fatto l’arbitro non sarei arrivato in serie B giocando a pallone».

Cosa si può fare per migliorare la fiducia nei direttori di gara?

«Fosse per me tre o quattro ragazzi per squadra dovrebbero fare il corso da arbitro».

Così vedrebbero le cose da un altro punto di vista...

«Giusto».

Che impegno comporta fare l’arbitro? I suoi ragazzi quanto guadagnano?

«Nei campionati provinciali c’è un rimborso spese da 30 euro. I direttori di gara devono essere in campo un’ora prima e poi alla fine devono mandare il referto entro il martedì mattina. E lo fanno sempre puntualmente».

Quanti anni hanno?

«In media 26, gli ultimi che hanno fatto i corsi 19».

Rispetto al passato è richiesto un impegno fisico maggiore...

«Il calcio si è evoluto ed è diventato più veloce. Anche noi dobbiamo stare al passo».

Lei è stato l’ultimo reggiano ad arbitrare in serie B. A quando il suo erede?

«Presto. Abbiamo quattro o cinque ragazzi interessanti. Poi non dimentichi che abbiamo l’assistente dell’arbitro Daniele Iori in serie A e Davide Baldelli e Mattia Scarpa in serie C».

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