La Grissin Bon torna a respirare
Dopo quattro batoste esterne, i biancorossi ritrovano il successo con Trento nella bombonera di via Guasco
REGGIO EMILIA. Ancora imperfetta, ma finalmente vincente. Battendo la Dolomiti Energia, la Grissin Bon si risolleva dalla crisi nera lasciandosi alle spalle il poker di sconfitte rimediate in trasferta nelle ultime due settimane. Vale il terzo posto, il successo in via Guasco contro la rampante Trento cui - Buscaglia dixit - va la colpa di non crederci davvero sino in fondo.
Con un palazzo appassionato a sostenerli («Nei momenti di difficoltà, il vero tifoso ti sosterrà» si legge nello striscione della curva) i biancorossi ritrovano il sorriso e pure un pizzico della fiducia perduta, in attesa di altre due gare di fuoco: mercoledì, ancora in casa, per il big match di coppa con l’Alba Berlino e domenica in casa dell’inattesa regina Pistoia.
Per invertire un trend perdurante da troppe giornate, Menetti lancia nello starting five, oltre a Gentile, Aradori e Polonara, anche Kaukenas e Veremeenko.
Il capitano ha sin da subito la faccia cattiva: il suo 4 a 0 di rabbia e grinta spaventa i trentini. Poi il ritrovato Polonara, a segno da tre, e ancora il capitano mettono le ali alla Grissin Bon che s’innalza sino al 17 a 0, sottolineato da un “Vi vogliamo così” che risuona nella bombonera di via Guasco.
Arrivano solo al 6’ i primi canestri trentini con Baldi Rossi (5 punti), e poi Lockett per il 7 a 0, prima importante risposta degli ospiti. Sul - 8 (ancora a segno lo scatenato Baldi Rossi) Menetti sceglie di ributtare nella mischia il capitano Kaukenas e di giocarsi la carta Silins da quattro. Ma in casa reggiana la magia s’è già spezzata: un nervosetto Lavrinovic, che pasticcia non poco in attacco, si fa fischiare il secondo fallo da Taurino. Il trend, è evidente, s’è invertito: Pascolo si fa sentire e firma il canestro del 13 a 0. Il primo quarto si chiude così quindi sul 17 a 13, un punteggio figlio di un break per parte.
Una prova di forza di Veremeenko apre il secondo quarto. Essersi sbloccata in fase offensiva non implica però un’automatica pioggia reggiana di canestri. Tanto più che l’Aquila dispiega le ali italiane e trova pure una splendida penetrazione dal baby di talento Flaccadori, toccando così il - 3 (22-19). Non è serena, la Grissin Bon. E il nervosismo che attanaglia pure i trentini fa scadere un po’ la gara.
S’incendia pure il Bigi quando Sutton, dopo un fallo di Kaukenas, gli applaude provocatoriamente nell’orecchio. Volano parole di fuoco e i due rimediano un tecnico a testa. Con tre falli sul groppone, il capitano viene così fatto sedere in panca.
La tripla ignorantissima di Della Valle rasserena in parte gli animi e lancia Reggio sul 27-21. Un’ingenuità di Polonara lancia, dopo un paio d’errori per parte, Pascolo in lunetta: il 2/2 vale il nuovo -4 dei trentini. Replica con un en plein ancora dalla riga bianca Aradori, ma lo schiaccione di Whright tiene i suoi vicini.
Troppo, troppo nervosa, Reggio si lascia condizionare nel finale di quarto commettendo errori evitabilissimi e Trento è lì, prontissima ad approfittarne. Il tabellone dice 31-27 quando s’imbocca il tunnel, con la Grissin Bon che deve dire grazie al solido Veremeenko per quanto fatto sui due lati del campo.
Gentile, guardia e non play, inaugura la ripresa alla grande. Due triple e la Grissin Bon è sul +10 (37-27). Svanisce però alla veloce l’illusione. Un 5 a 0 di Trento provoca nuovi brividi freddi. Ma Reggio è bravissima a riprendersi la gara fra le mani con Gentile che macina punti (47-34), mentre sotto la roccia Veremeenko lotta come non mai. Menetti rilancia Kaukenas, fuori da lunghi minuti causa il carico di falli. E c’è spazio anche per Lavrinovic, fin lì irriconoscibile, che si concede un urlo liberatorio a sottolineare il suo gioco da tre punti che porta al 50-39. Buscaglia prova una zona mista, subito violata da Silins, così che Reggio continua a condurre, nonostante non manchino gli errori e una preoccupante mancanza di continuità anche difensiva. Non è ancora chiuso, il match, sul +15 (arrivato sul tiro di talento infilato da Aradori dai 6.75) poco prima della metà del quarto decisivo e a dirlo è Poeta, fin lì silente. Con le triple del regista trentino, più il canestro di Pascolo, l’Aquila è già arrivata sul -7 (63-56). Ci pensa il redivivo Polonara dall’arco prima di prendersi, un attimo, uno schiaccione spaziale in testa da Lockett. Non trema però la mano di Kaukenas e la sua tripla, di rabbia e d’orgoglio, è quella che di fatto va a chiudere i conti.
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