L’ex compagno delle giovanili: «Per me resta il mio amico Kobe»
Luca Sanibondi: «Bryant diceva sempre che sarebbe diventato una stella dell’Nba e lo prendevamo in giro»
REGGIO EMILIA. «Kobe diceva sempre che sarebbe stato una stella della NBA. E noi lo mandavamo a quel paese. Invece, cinque anni dopo era davvero lì, senza nemmeno fare il college».
Sorride Luca Sanibondi pensando al suo ex compagno di squadra nelle giovanili di Pallacanestro Reggiana, quel Kobe Bryant che a breve saluterà il parquet. Sanibondi ha giocato con Bryant due anni nelle stagioni ’89-’90 e ’90-’91, nonostante l'anno di differenza, «perché Kobe giocava con noi più grandi, oltre che con i suoi coetanei. Era bravo, ma chi si aspettava una carriera così». Kobe escluso, ovvio: «In allenamento, quando giocavamo, ci diceva sempre che lui sarebbe andato nella NBA, e noi lo prendevamo in giro anche se lui continuava a insistere – rivela Sanibondi –. Aveva ragione lui: nel 1991 è tornato negli States con la famiglia e cinque anni dopo lo hanno scelto, giovanissimo, e mi ricordo l’effetto che mi ha fatto vederlo in televisione mentre disputava la gara delle schiacciate all'All Star Game della NBA. In quei pochi anni ne aveva fatta di strada, e aveva messo su davvero centimetri e muscoli. Mi fa ancora impressione pensare a quel momento».
A venticinque anni di distanza, il ricordo è ancora chiaro, e divertente: «Con noi Kobe non partiva titolare, e non giocava tantissimo. Era molto forte, chiaramente, però teneva troppo la palla in mano e questo nelle giovanili biancorosse non è mai stato apprezzato troppo. Gli allenatori su quello erano molto chiari, bisogna passarsi il pallone. Perciò faceva anche della panchina» sorride l'ex compagno.
«Sono stati begli anni, a livello provinciale dominavamo e anche quando andavamo in regione, contro le bolognesi, ce la siamo sempre giocata».
«Credo sia rimasto umile e gentile. Ho il ricordo di una bella persona, di un ragazzo tranquillo e il rapporto con tutta la squadra è sempre stato buono - continua Sanibondi -.Tanto che anche oggi, lui per il resto del mondo è Bryant, ma per me rimane il mio amico Kobe».
Per Sanibondi, come per gli altri ragazzi della squadra biancorossa dell'epoca, è strano sentire parlare di una leggenda, leggere resoconti di episodi che hanno vissuto: «Nell'ultimo libro su di lui, parla nel dettaglio di un torneo all'aperto che facemmo a Torino, nel parco vicino al palazzetto dove Reggio ha vinto la Supercoppa. È un racconto veritiero, arrivammo ottavi, è bello leggere di quei momenti in un libro». (adr.ar.)
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