Gazzetta di Reggio

Sport

LA STAGIONE 1989/1990

L’ex Cavazzon ricorda «Kobe ragazzino sul parquet del Bigi»

di Lorenzo Gatto
L’ex Cavazzon ricorda «Kobe ragazzino sul parquet del Bigi»

REGGIO EMILIA. «Il mio ricordo di Kobe Bryant è quello di un 12enne che viveva la pallacanestro ancora come un gioco. L’ho lasciato ragazzino al seguito di papà Joe, in questi giorni celebro, come...

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Il mio ricordo di Kobe Bryant è quello di un 12enne che viveva la pallacanestro ancora come un gioco. L’ho lasciato ragazzino al seguito di papà Joe, in questi giorni celebro, come tutti gli amanti di questo sport, la carriera di un giocatore che ha fatto la storia dell'Nba».

Graziano Cavazzon, talento del 1970 cresciuto nella Sgt e da venticinque anni lontano da Trieste, racconta la stagione vissuta con la maglia della Pallacanestro Reggiana fianco a fianco con un grande campione come Joseph “Jellybean” Bryant, un passato negli Stati Uniti con le maglie dei Philadelphia 76ers, San Diego Clippers e Houston Rockets, arrivato in Italia a 30 anni giocando prima a Rieti, poi a Reggio Calabria e Pistoia prima di vestire, dal 1989 al 1991 la maglia di Reggio Emilia.

«Dopo l’esordio in A2 con la maglia della Stefanel – ricorda Cavazzon – e il titolo juniores vinto nella stagione 1989-90 arrivò la proposta della Reggiana. Successe tutto molto velocemente: il passaggio in serie A comportò l’addio a Trieste (Graziano vive attualmente a Massa, dove ha messo radici assieme alla famiglia) e l’arrivo in una società che, nel giorno del raduno, mi regalò la grande emozione di trovarmi di fronte Joe Bryant, per noi giovani di allora un personaggio incredibile. Si rivelò una grande persona prima ancora che un grande giocatore. Di lui ho uno splendido ricordo per il comportamento che ebbe con noi giovani nella stagione».

Al fianco di Joe la sua splendida famiglia. «Ricordo la sua bellissima moglie – racconta Graziano – due figlie e un ragazzino di 12 anni simpatico ed estroverso, che al termine degli allenamenti veniva in campo a tirare con noi a canestro. Aveva cominciato la trafila nelle giovanili, si chiamava Kobe e dava l’impressione di saperci fare con quella palla tra le mani» scherza Graziano.

Quel Kobe era ovviamente Bryant, il leader dei Los Angeles Lakers che in questi giorni ha annunciato la decisione di ritirarsi chiudendo una carriera che lo ha portato a essere, con oltre 32 mila punti segnati, il terzo marcatore della storia della Nba dietro a Kareem Abdul Jabbar e Karl Malone e davanti a un certo Michael Jordan. «Che fosse un ragazzino di talento si vedeva – conclude Cavazzon – che potesse fare la carriera che ha fatto, nessuno poteva immaginarlo. Certamente fa piacere averlo conosciuto da piccolo e averlo visto crescere così tanto negli Usa».

FIRMA LA PETIZIONE

SUL NOSTRO SITO

www.gazzettadireggio.it

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google