Tavecchio premia il Montecchio per i 50 anni
Un emozionato Lino Giglioli (fondatore e presidente onorario della società) ha ritirato la targa a Roma
MONTECCHIO. È toccato a Lino Giglioli, uno dei due soci fondatori ancora vivente – l’altro è Ilario Gabbi – l’emozione di ritirare la Benemerenza Figc assegnata all’Unione Sportiva Montecchio, che l’anno scorso ha festeggiato i 50 anni dalla sua fondazione.
Il riconoscimento è stato consegnato al Centro Congressi Hilton Rome Airport a dirigenti e tecnici che raggiungevano importanti traguardi. Assieme all’84enne “Fidegh”, presidente onorario del club giallorosso, c’era l’attuale numero uno, Claudio Dosi, che ha accompagnato il Ferguson dei dilettanti a ritirare un premio ambito e meritato.
Assieme a Giglioli e al Montecchio, sono state altre 60 le società che hanno tagliato il traguardo dei 100, 75 e 50 anni di attività; 58 dirigenti della Federazione che hanno maturato 20 anni di attività nella strutture centrali o periferiche; 215 dirigenti di società anch’essi con 20 anni di attività.
Alla cerimonia ha presenziato il presidente federale Carlo Tavecchio – che ha consegnato la targa di benemerenza a un elegantissimo Fidegh – il presidente della Lnd Antonio Cosentino ed il presidente del Settore Giovanile Vito Tisci.
La storia del Montecchio, che solo un anno fa ha festeggiato il mezzo secolo dalla sua fondazione, è nota.
Nata nel 1964 dalle ceneri di diverse società che avevano provato a fare calcio a Montecchio (la prima fu la Speme, acronimo di Società Polisportiva Enotria Montecchio Emilia, fondata il 3 gennaio 1924 all’interno del Teatro Zacconi nella quale, sotto la presidenza del dottor Luigi Fochi esordì un giovanissimo Lino Notari cui è intitolato ora l’impianto giallorosso, poi fallita nel 1930), l’Unione Sportiva deve la sua fondazione all’intraprendenza di personaggi come Lino Giglioli e Ilario Gabbi. Il primo, ha ricoperto tutti i ruoli della società, passando dal campo alla panchina – allenò ininterrottamente dal 1964 al 1991 aggiudicandosi anche il Seminatore d’Oro – e poi alla stanza dei bottoni dove ancora risiede. Per questo Claudio Dosi ha ritenuto doveroso lasciare la platea all’amico Lino Giglioli che è riuscito, dopo 51 anni dalla fondazione della sua creatura, a ricevere una benemerenza per il lavoro svolto.
Un punto di partenza, non un traguardo, perché a Montecchio in tanti sanno che il difficile inizia proprio ora. La società, che milita nelle prime posizioni del campionato di Promozione, si è data un assetto professionistico e ambisce a palcoscenici più alti, senza perdere di vista il carattere sociale della propria esistenza.
Tantissime sono le squadre del settore giovanile che, proprio da questa stagione, si è affiliato alla Reggiana, diventando punto di riferimento per l’intera val d’Enza, anche oltre il fiume, in terra ducale. Il riconoscimento consegnato a Giglioli da Tavecchio è quindi solo la ciliegina su una torta che deve ancora essere ultimata.
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