«Due minuti movimentati ma noi eravamo fiduciosi»
Il ds reggiano Alessandro Frosini sul convulso finale della sfida vinta su Milano «Sapevamo di aver ragione, nonostante si fosse arrivati all’instant replay»
REGGIO EMILIA. «Sono stati momenti convulsi, anche se eravamo abbastanza fiduciosi per via del regolamento». Nella vittoria in volata di domenica contro Milano, il batticuore è proseguito ben oltre il 40’, per via del tap in di Hummel sulla sirena dopo il libero sbagliato volutamente da Alessandro Gentile. Due tocchi e il pallone è finito nel canestro biancorosso, costringendo gli arbitri a usare l’instant replay per capire se la giocata era arrivata in tempo utile. Così non era, e la Grissin Bon ha potuto festeggiare dopo 2’ di nervosa attesa.
Difficili da gestire per tutti, figuriamoci per chi era al tavolo come il ds Alessandro Frosini. «Sono stati davvero momenti complicati, pieni di confusione, non si sapeva nulla ed eravamo tutti lì a guardare gli arbitri, nonostante fossimo abbastanza sereni» racconta.
Sereni, già, perché a mitigare la tensione c’era una buona conoscenza del regolamento della pallacanestro in casi simili: «Secondo il regolamento, sono necessari 3 decimi di secondo per un canestro su un tocco diretto. Il libero è partito a 3.9 decimi, Hummel ha fatto due tocchi e non uno solo. Quindi era molto difficile che in 9 centesimi fosse riuscito a fare il primo tocco, per poi fare il secondo nei 3 decimi necessari perché il canestro fosse valido - spiega Frosini -. Da quel lato eravamo abbastanza tranquilli, il tempo era a nostro favore, ma fino alla certezza eravamo tutti lì. Per fortuna adesso c’è la tecnologia, l’instant replay ha permesso di controllare con esattezza, e queste possibilità sono una grande fortuna per il basket, consentono di ridurre gli errori e le incertezze, meno male che si prosegue su questa strada».
La verifica delle immagini a video ha permesso di chiudere i conti al 40’, e ha mitigato l’arrabbiatura per l’errore commesso a rimbalzo.
«Sapevamo che Gentile avrebbe tirato per sbagliare, ed è chiaro che qualcosa non ha funzionato nel tagliafuori. Con così poco tempo sarebbe stato sufficiente schiaffeggiare lontano il pallone, toccarlo verso l’esterno, e la gara sarebbe finita senza problemi. Qualcosa lì non è andato bene, fa parte anche questo del percorso di crescita, ci servirà da lezione per il futuro» riflette il ds.
Gli ultimi minuti, fra ribaltamenti e azioni potenzialmente decisive l’una dopo l’altro, sono stati uno spettacolo notevole, anche se hanno aumentato i battiti cardiaci a tanti. Chissà poi per uno, come Frosini, che ne ha vissute tante sul parquet.
«Sono quelle gare che da giocatore si vorrebbero sempre disputare, adesso io non lo posso più fare, mi tocca assistere, di sicuro sono grandi momenti da vivere quando sei in campo, adesso va bene così». (a.a.)
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