«Giusto restituire il Mirabello alla città»
Daniela Gozzi è stata responsabile di San Siro: la Reggiana intende affidarle il recupero dello storico stadio
REGGIO EMILIA. «Il Mirabello ha un grande potenziale ed è inserito in una zona interessante di Reggio. Non può essere il secondo stadio della città, perché lo stadio di Reggio è il Mapei che a me piace chiamare Giglio. Ma l’impianto di via Matteotti può essere ripensato per svolgere anche altre funzioni, penso ad esempio come campo da gioco per altri sport».
Daniela Gozzi, una lunga esperienza come dirigente granata e poi come presidente della Mirabello 2000, la società che ha costruito lo stadio Giglio, è un’esperta di impianti sportivi. Dopo più di dieci anni al Milan come responsabile dello stadio San Siro ora continua la sua attività come consulente per le società sportive.
La Reggiana vuole recuperare il Mirabello, dove da quest’anno si è insediata l’Accademia del calcio. Come valuta questa aspirazione?
«Molto importante. E’ lo stadio storico della città e ha una sua importanza anche da un punto di vista della memoria, potrebbe essere il Filadelfia di Reggio (lo stadio che il Torino sta ristrutturando e sarà sede del museo e dei campi per le giovanili, ndr). Che la Reggiana voglia restituire alla collettività questo spazio mi sembra una cosa molto positiva».
La Reggiana mira alla serie B. Come valuta il progetto societario?
«Molto bene. Ho un’impressione positiva della dirigenza. Vedo tanto entusiasmo, il coinvolgimento di sponsor e della città, senza dimenticare i tifosi che devono essere sempre al centro di ogni progetto. Mi sembra che la società si stia muovendo bene».
C’è uno sforzo anche per rilanciare il merchandising. Dal punto di vista del marketing la società è già di una categoria superiore.
«E anche questo è un molto importante. Ho visitato lo store in piazza Prampolini, ho visto tante cose carine. E’ il segno della volontà di fare le cose per bene».
Nel 1995 il Giglio era il modello. Oggi è lo Juventus Stadium: impianto di proprietà, museo, eventi... Qual è il suo stadio ideale?
«Non esiste un modello unico che vada bene per tutte le realtà . Ogni stadio va calato nella realtà del territorio. L’importante è che sia un luogo d’aggregazione e risponda alle esigenze della città. E deve essere in grado di genere ricavi sufficienti per coprire i costi di manutenzione e di ammodernamento».
Dal 2003 al 2014 lei è stata responsabile di San Siro. Il Milan voleva costruire uno stadio nuovo, ma il progetto è poi sfumato. La “Scala del calcio” secondo lei è un impianto superato?
«Per me no. E’ immerso in una zona ben servita dalla metropolitana e con alcuni interventi, compresi quelli che verranno fatti per la finale di Coppa Campioni di quest’anno, credo vada ancora benissimo. Si è detto che è troppo grande e che il terzo anello non serve più, per questo basta chiuderlo».
Per il recupero del Mirabello la sua esperienza potrebbe essere molto importante…
«Vedremo».
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