«Torno per l’affetto dei miei giocatori»
Prima categoria: a Cadelbosco mister Cifarelli pronto a stracciare le dimissioni
CADELBOSCO SOPRA. Sotto l'albero di Natale Cosimo Cifarelli ha ritrovato la panchina del Cadelbosco. Manca solo l'ufficialità al ricongiungimento del tecnico con la società biancazzurra ma si può considerare chiusa, dopo sole due partite, la brevissima gestione Fabiano Filianti. A furor di spogliatoio, il Cadelbosco è pronto a riabbracciare il mister che si era dimesso.
«Diciamo che sono pronto per riprendere la panchina – conferma Cifarelli da Matera dove è in ferie – non sono aggiornatissimo su quelli che possono essere gli ultimi sviluppi della vicenda, ma sto cercando, e non è semplice, di gestire da qui alcune situazioni. Accorcerò le vacanze, i primi giorni del nuovo anno sarò nuovamente a Cadelbosco per la riunione chiarificatrice».
Un ritorno che avrebbe del clamoroso, con Cifarelli richiamato in sella dai suoi giocatori. «Sono stato sollecitato a tornare proprio da loro, mi hanno fatto sentire quasi in colpa per le dimissioni. Mi è stato spiegato quanto è successo in questi giorni, situazioni che mi hanno spinto a prendere perlomeno in considerazione il fatto di ritornare. Tutto quell’affetto mi ha fatto piacere, spero possano nuovamente sussistere le condizioni morali per andare avanti».
Salvo ripensamenti dell'ultima ora sarà Cifarelli a provare a traghettare il Cadelbosco verso una salvezza ardua. «A livello tecnico abbiamo grosse difficoltà, ma non va dimenticato che eravamo la squadra più giovane del campionato, quasi una sorta di Juniores. Abbiamo spesso pagato a caro prezzo l'inesperienza, lasciando per strada dei punti che sul campo ci saremmo ampiamente meritati. Se tornerò in sella il primo passo sarà ricreare unione e compattezza, per riprendere il discorso da dove era stato interrotto».
Cifarelli sa che mantenere la categoria avrebbe il valore di uno scudetto, anche perché fare calcio a Cadelbosco è ormai un'impresa. «In estate il miracolo era stato allestire una squadra, poi che fosse forte oppure debole contava relativamente. Il paese e la comunità non aiutano, nonostante ne avessimo fatto richiesta anche durante una riunione con il sindaco. Io ed Arturo Borghi ci prendemmo quell'impegno, più che altro nei confronti dei tanti giovani del paese che meritano di rimanere dentro questo sport. Allenatori e dirigenti passano, ma la società deve rimanere. Il calcio è abbandonato a se stesso, e questo è brutto. Ecco perchè sarebbe importante non retrocedere». (l.c.)
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