Gazzetta di Reggio

Sport

L’idea della Reggiana «Un pub granata allo stadio Mirabello»

di Jacopo Della Porta
L’idea della Reggiana «Un pub granata allo stadio Mirabello»

L’ad Guido Tamelli parla delle strategie dei prossimi mesi «Il merchandising è in fase embrionale ma promette bene»

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. In poco più di 20 giorni lo stoRE della Reggiana e della Pallacanestro Reggio di piazza Prampolini ha incassato circa 70mila euro, una parte dei quali andrà alla Fondazione dello Sport del Comune di Reggio. Un successo che ha convinto la società granata, e anche la Grissin Bon, a chiedere una proroga del negozio temporaneo, che dovrebbe chiudere a fine febbraio, per arrivare almeno a giugno, quando ci saranno i playoff e le vendite potrebbero nuovamente impennarsi.

Il 2016 si apre con tante nuove idee per la Reggiana, che hanno tutte un comun denominatore: creare nel medio periodo le condizioni di sostenibilità economica. In futuro, sempre a proposito di nuove fonti di introiti, si pensa ad esempio a un pub granata da aprire all'interno del Mirabello, qualora i granata si aggiudicassero la gestione dell'impianto, dove i tifosi potrebbero incontrarsi e magari guardare in televisione le partite in trasferta della squadra.

Con Guido Tamelli, amministratore delegato della Reggiana e direttore della Mectiles di Compagni e Medici, con alle spalle 25 anni di esperienza come manager di banca, abbiamo parlato delle strategie che la società ha messo in campo per tendere il più possibile a quei principi di economicità che sono sottesi ad ogni impresa.

Il 15 dicembre avete approvato il bilancio, con un po' di ritardo dovuto ai cambiamenti societari avvenuti in estate…

«Abbiamo sfruttato i tre mesi di proroga concessi per queste situazioni straordinarie. La cosa importante è che i soci hanno provveduto personalmente a ripianare le perdite del passato, e si parla di somme rilevanti, e ricostituire il capitale sociale di 500mila euro. La Reggiana è dunque una società sana e chiunque vi si avvicini troverò conti in ordine e trasparenza».

Una società di calcio non vive di sola passione, né si può pensare che i soci ripianino sempre somme ingenti. Cosa state facendo per garantire maggiori introiti in futuro?

«I progetti sono tanti. Il merchandising al momento è allo stato embrionale, ma l'esperienza dello stoRE di piazza Prampolini è andata molto bene e stiamo lavorando con il Comune per ottenere una proroga fino a giugno».

Immagino che l'obiettivo sia arrivare ai playoff. Il negozio è stato aperto l'8 dicembre e in poche settimane si dice abbia incassato 70mila euro. Una bella somma…

«I conti dell'anno non sono ancora chiusi, ma credo che i risultati siano superiori alle attese».

Nel futuro della Reggiana ci sarà un negozio di merchandising stabile. Dove lo farete?

«Un'ipotesi sarebbe al Mirabello. Come noto stiamo lavorando per partecipare al bando del Comune per la gestione dell'impianto dal prossimo giugno».

Con Daniela Gozzi state lavorando per presentare un progetto ambizioso per il Mirabello. Cosa può dirci oltre quello che è già stato anticipato?

«Il nostro progetto prevede che in via Matteotti resti l'Accademica del calcio e la realizzazione di un museo e un infopoint. Inoltre vorremmo ci fosse un pub all'interno, un luogo di ritrovo per i tifosi. Il progetto nel complesso mira a riqualificare l'intera area, rendendola più viva».

Nell'impianto di via Matteotti ora gioca la Reggiana femminile. Si è detto di un vostro interessamento a collaborare maggiormente con questa realtà. Tra l'altro dal prossimo anno in Lega Pro potrebbe essere obbligatorio per le squadre avere un settore femminile...

«Stiamo lavorando per un accordo e riteniamo che la Reggiana femminile debba giocare in quel campo».

Il campo purtroppo è molto deteriorato…

«Il progetto prevede l'utilizzo del sintetico».

Intorno alla Reggiana c'è tanta passione. Quanto pesano nel bilancio abbonamenti e spettatori allo stadio?

«Un buon 20%. La relazione con il tifoso è fondamentale, da ogni punto di vita e ovviamente anche economico. Inoltre il bacino d'utenza è uno dei parametri in base ai quali si ricevono i contributi dalla Lega Pro».

Vavasorri non è entrato ma continuano ad entrare sponsor nel pool. Quanto pesano nel bilancio complessivo?

«Molto. Siamo partiti solo in estate, ma le nostre previsioni è che nella prossima stagione questa voce rappresenterà il 50% del bilancio. Inoltre questo modello fa della Reggiana una società a partecipazione diffusa. Un imprenditore può entrare con uno sforzo meno oneroso, ad esempio con un 4%, e se in futuro dovesse per qualche motivo uscire la società potrebbe fare fronte a questa situazione più facilmente rispetto a un socio più forte».

Altri guadagni da dove possono arrivare?

«Oltre che dal merchandising anche dai prodotti a marchio granata, come il vino o il formaggio, dai quali percepiamo delle royalties».

Ci sono società che si basano sul patron tuttofare. La Reggiana si è invece data un'organizzazione aziendale…

«E' un processo al quale ci siamo dedicati in questi mesi. La società ha un organigramma molto articolato, oltre al mio ruolo di ad ci sono i responsabili commerciale, marketing, della comunicazione, delle relazioni esterne. Poi c'è il dg Raffaele Ferrara, responsabile della parte tecnica, il ds e così via. Insomma, abbiamo un'organizzazione efficiente, con ruoli ben definiti, anche se alla base si lavora con spirito di gruppo».

Quali sono i costi maggiori della Reggiana?

«Stipendi dei giocatori, staff tecnico e dipendenti. Ma anche affitti. Siamo in affitto ovunque, allo stadio e in via Agosti».

A proposito. Il passaggio della sede in via Agosti quando avverrà?

«Nei prossimi giorni, mancano solo i dettagli e l’allacciamento delle ultime utenze, poi torneremo tutti a Villa Granata».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google