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«La Reggiana femminile gioca bene, venite a tifare per noi»

Jacopo Della Porta
«La Reggiana femminile gioca bene, venite a tifare per noi»

Appello dell'allenatrice D'Astolfo, da sempre impegnata per le pari opportunità nello sport. «La finale di Champions al Mapei? Occasione per mostrare i progressi delle donne nel calcio»

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«Spero che la finale di Uefa Champions League femminile, che si svolgerà al Mapei a maggio, accenda i riflettori sul nostro mondo e mostri il livello raggiunto dalle donne nel calcio . Spero anche che possa crescere l'interesse e la considerazione per la nostra squadra». Federica D’Astolfo, allenatrice della Reggiana femminile, che milita in serie B, fa i conti da una vita con le difficoltà che le donne incontrano quando decidono di “invadere” uno spazio che tanti vedono ancora come appannaggio esclusivo degli uomini.

Non è la prima volta che lei chiede maggiore considerazione per il suo sport…
«Ho iniziato da bambina, a Roma, giocando in strada con i maschietti e c'erano degli adulti che mi dicevano di andarmene perché ero una femmina. Diciamo che è un tema che ho vissuto sulla mia pelle».
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Ha proseguito poi vestendo la maglia della Nazionale, con la lettera inviata al ministro delle Pari opportunità Laura Balbo, nel 1999, lamentando poca attenzione per le azzurre. Crede che il calcio sia un ambiente maschilista?
«Non mi piace generalizzare, però la scarsa considerazione per il calcio femminile in Italia è un dato di fatto. Diciamo poi che tutti gli sport femminili sono considerati minori».

Parliamo della sua Reggiana…
«Siamo una squadra giovane con tanti talenti che ci vengono richiesti anche da squadre di serie A. Abbiamo giocatrici convocate nelle varie nazionali Under. Esprimiamo un buon calcio anche se fino ad ora non abbiamo raccolto quello che meritavamo. Credo che ci sia bisogno di tempo per diventare più concrete».

Il vostro obiettivo è la salvezza?
«Non mi piacciono gli obiettivi al ribasso. L'obiettivo è la crescita individuale e collettiva. Vogliamo la salvezza tranquilla, ma anche migliorare».

Le condizioni del prato del Mirabello non sono buone…
«Siamo contente di giocare in un impianto che ha quella storia. Per noi è un motivo d'orgoglio. Il campo però ci penalizza perché noi amiamo la giocata».
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La Reggiana maschile vorrebbe collaborare maggiormente con voi. E se ottenesse la gestione dell'impianto vorrebbe fare il prato in sintetico. Che ne pensa?
«Mi ha detto la nostra presidente Betty Vignotto che ci sono stati contatti. Il fatto che ci sia una disponibilità alla collaborazione lo ritengo positivo. Il sintetico a dire il vero non è il mio campo preferito».

All'Accademia del calcio “Beppe Alessi” le bambine sono appena tre. Come se lo spiega?
«Il calcio femminile deve affrontare tanti pregiudizi e stereotipi. Le ragazze e le famiglie lo vedono come uno sport per ragazzi».

Eppure la presenza femminile nel calcio e l'interesse delle donne per questo sport sono aumentati…
«Qualcosa sta cambiando, soprattutto se penso agli anni '70, quando non c'era possibilità di giocare con i maschi. Io volevo iscrivermi a una scuola calcio ma non potevo. Però c'è ancora un retaggio culturale che parte da lontano e che è duro da sconfiggere».

Che differenza c'è tra calcio maschile e quello femminile?
«Le donne non devono scimmiottare gli uomini. Credo che nel calcio femminile sia privilegiata la tecnica, l'eleganza e l'armonia. Inoltre la manovra è più articolata, c'è un ragionamento più complesso nel gioco e del resto la complessità è una qualità femminile. Talvolta il calcio maschile mi annoia, si esalta la fisicità, il tatticismo e l’arrivare in porta in due o tre passaggi».

Che squadra le piace guardare in tv?
«Quelle che giocano bene, negli ultimi anni il Barcellona di Guardiola. Adesso credo che il Napoli di Sarri giochi molto bene».

La finale di Coppa Campioni a Reggio è un'occasione importante per…
«Per mostrare il livello raggiunto dal calcio femminile a livello internazionale. Questo sport in altri Paesi è molto più importante, le partite sono molto seguite, c'è interesse dei media, degli sponsor. Ricordo ai mondiali del '99, quando visitai lo store della Nike a Manhattan c'era una gigantografia di una giocatrice americana. Ai mondiali in Cina nel 1991 negli stadi giocavamo con 40mila spettatori. Siamo noi che siamo indietro da questo punto di vista».

La Fondazione per lo sport del Comune di Reggio ha promosso un libro, in vista della finale di Champions, dal provocatorio titolo "Giocare con le tette"…
«Sono molto contenta di questa iniziativa. E' un bel libro. Racconta i pregiudizi di questo mondo e di come in fin dei conti le donne debbano sempre faticare il doppio».

Le piace essere chiamata mister?
«Non è la parola che preferisco. Del resto il linguaggio dice molte cose. Si dice mister perché non si è pensato che anche una donna potesse allenare».

Dunque concorda con chi dice che la parità passa anche dal linguaggio?
«Sì e del resto come allenatrice sono la prima a scegliere con attenzione le parole. Ad esempio non amo tutte le parole che rimandano alla violenza e alla competizione come una guerra. Ad esempio sciabolata».

Vuole dire qualcosa ai reggiani?
«Veniteci a vedere quando giochiamo in casa perché esprimiamo un bel calcio».

 

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