Per il magico Alvin Young è tempo di addio al basket
Lo rivela Pedone, presidente di Udine, dopo aver cercato di ingaggiarlo E il web si riempie di ricordi e pensieri per quel suo sorriso da eterno bambino
REGGIO EMILIA. Ciao, amatissimo capitano, e in bocca al lupo, sempre col sorriso. Alvin Young, uno dei giocatori più amati e importanti della storia di Pallacanestro Reggiana ha deciso di salutare il basket giocato.
L’annuncio non arriva dal magico “Boogie” in persona ma da Alessandro Pedone, presidente dell’Apu Udine dominatrice della seria B. Pedone voleva richiamare Alvin in Italia per questa stagione, ma la guardia di Brooklyn avrebbe declinato l’offerta per iniziare a lavorare a tempo pieno nel settore economico della sua New York. Una scelta non usuale per un atleta ma che non stupisce per Young, da sempre attentissimo alla gestione delle sue finanze così come del suo corpo: in tanti anni, nessuna squadra se l’è mai trovato fuori forma e più l’età avanzava più la cura aumentava ulteriormente.
La notizia partita da Udine si è diffusa rapidamente tramite web e ha scatenato saluti affettuosi verso un giocatore e una persona speciale, che ha lasciato buoni ricordi in mezza Italia. E a Reggio, la sua seconda casa, quella di cinque belle stagioni, più che mai.
D’altronde “Boogie”, approdato a Reggio nel primo anno di Stefano Landi, è senza dubbio il principale simbolo biancorosso nel primo decennio del 2000, periodo di consolidamento ma anche di delusioni, prima dell’inizio dell’era Menetti e della nascita dell’ambiziosissima e iper-competitiva squadra odierna.
Per chi segue Pallacanestro Reggiana da tempo Young è un’icona, nel vero senso della parola, lo straniero più amato e apprezzato – dietro l’inarrivabile leggenda Mike Mitchell – per la sua classe, le sue zingarate e quel sorriso sempre sul volto. Basta sfogliare le pagine Facebook degli appassionati reggiani per trovare ricordi, omaggi, pensieri per la guardia americana, che aveva guidato la travolgente cavalcata verso la A del 2004 della Bipop di Fabrizio Frates.
Non solo Reggio, va riconosciuto, si è inchinata a Young, ma tutta l’Italia del basket lo ha fatto, e d’altronde qui si parla di storia. Non a caso pochi anni fa è stato nominato giocatore del decennio 2001-2010 di Legadue.
Reggio però, e le altre città non si offendano, è un’altra cosa: il primo a riconoscerlo era proprio Young, con le sue frequenti visite al palazzo e agli amici. Anche gli errori parlano di affetto: una delle peggiori prestazioni italiane di Young è stata giocata al palaBigi quando Boogie è tornato qui con la maglia di Pavia, emozionatissimo e accolto da un’ovazione. E quella volta, c’erano anche delle lacrime dietro al quel sorrisone magico.
Grazie di tutto, grande Alvin.
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