«Se adesso sono in porta lo devo alle castagne»
Calcio serie D, il giovane portiere Enrico Medioli del Lentigione prima era un’ala «Ho cambiato dopo una gita in montagna, ma sapevo già tuffarmi grazie al judo»
LENTIGIONE. Il destino ha decisamente più fantasia di noi: parecchi giocatori, infatti, iniziano da giovanissimi in un ruolo poi, per caso, cambiano e diventano bravi in un altro. Per Enrico Medioli, al suo secondo anno al Lentigione, diventare portiere è stato puramente casuale.
«Ero andato con i miei genitori e amici a raccogliere delle castagne – spiega il giovane portiere – e naturalmente mi ero portato i guanti pesanti per raccogliere i ricci. Ad un certo punto mio padre e i suoi amici hanno iniziato a scherzare dicendomi di prendere al volo un riccio o l’altro e con grande stupore di tutti ci riuscivo senza problemi. L’indomani ad allenamento ho provato e da allora non mi sono più spostato dalla porta».
Prima non aveva mai provato questo ruolo?
«Assolutamente no. Ero veloce e giocavo come ala».
Come ha imparato a cadere?
«Sapevo già farlo perché prima del calcio ho praticato il judo. Uno dei primi insegnamenti nelle arti marziali è quello di cadere senza farsi male per cui anche nei tuffi non ho mai avuto problemi».
Il portiere però è un ruolo un po’particolare...
«Sì perché si è soli fra i pali e se sbagli tutti se ne accorgono subito. Però mi piace e mi trovo a mio agio».
Domenica a Ravenna non ha subìto gol.
«Ho rischiato ma è andata bene. Dopo un periodo dove abbiamo subìto parecchie reti ce ne serviva una senza. Purtroppo quando noi portieri subiamo gol cominciamo a farci mille domande e quando vedi che non riesci a fermare la palla poi ti demoralizzi. Per cui non averne subìte è galvanizzante. Però il fattore più importante è aver vinto e aver messo altri tre punti in cassaforte».
Ventinove suona meglio di ventisei…
«Decisamente sì. Siamo a un passo dai trenta e ne mancano una quindicina per arrivare alla salvezza. Diciamo che ci dà una carica e un brio diverso».
A Lentigione ci sono portieri. C’è molto antagonismo fra di voi?
«Non tanto quanto si possa pensare. Se io sto in panchina e giocano De Angelis o Simonazzi mi dispiace, certo, ma spero che comunque che facciano bene e lo stesso fanno loro con me. È una rivalità positiva non negativa».
Merito di Francesco Colacicco, il vostro preparatore?
«Sì. Da due anni mi alleno con lui e mi trovo benissimo. Tecnicamente è molto bravo, ma lo è anche umanamente. Non è sempre facile riuscire a gestire l’emozione o le partite in generale, ma lui fa in modo che tu scenda in campo tranquillo e carico per dare il meglio di te».
Fa preferenze?
«No. E non lo dico per prassi ma perché è così. Ha creato un bel gruppo fra i portieri: non ci tagliamo le gambe ma cerchiamo di sostenerci a vicenda».
E mister Zattarin?
«È molto preparato, conosce bene la categoria e ci si riesce a parlare senza problemi».
Domenica ospiterete la Sammaurese...
«Cercheremo di dare continuità ai risultati e di fare bene davanti al nostro pubblico. In questo girone non ci sono partite facili per cui non lo sarà neppure questa: ce la giocheremo come facciamo contro tutti».
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