Il reggiano Melli «A Bamberg sto vivendo una grande esperienza»
L'ala è protagonista di una stagione super in Germania «Felice della mia scelta»
REGGIO EMILIA. Ha lasciato il campionato italiano, ma il nome di Nicolò Melli rimane fortemente legato al basket del nostro paese e in particolare a Reggio. Prodotto del vivaio biancorosso, appena 13enne è stato aggregato al roster della prima squadra della Pallacanestro Reggiana e ha iniziato un’avventura che l’ha portato alla vittoria dello scudetto con Milano nella stagione 2013-14.
Quest’estate si è trasferito in Germania al Brose Bamberg con cui ha iniziato la stagione vincendo la Supercoppa e conquistando una serie molto importante di successi, sia in campionato sia in Eurolega. Le cifre recitano più di 10 punti e 4 rimbalzi di media in entrambe le competizioni e una presenza in campo da leader in una delle formazioni di spicco del panorama europeo.
Come valuta la sua esperienza fino a oggi?
«Ad oggi molto positivamente, anche se non siamo ancora entrati nel vivo della stagione. Questa fase è molto importante, ma è solo una preparazione in vista delle gare decisive che dovremo affrontare più avanti per raggiungere i nostri traguardi. Sia da un punto di vista personale sia di squadra, mi reputo molto contento del percorso fatto fino a oggi. Ho grande feeling con i compagni di squadra e con lo staff, oltre a trovarmi molto bene in questa città e con i nostri tifosi».
Come si vive il basket in Germania?
«Anche qui c’è una passione molto forte, ma è un sentimento privo delle esasperazioni che ci sono in Italia. Questo porta a dei pro e contro che incidono relativamente sulla vita di tutti i giorni di un’atleta. Ciò che si può apprezzare maggiormente è la possibilità di lavorare serenamente, anche se i nostri risultati fino ad oggi sono stati molto positivi e il nostro stato d’animo ha sicuramente beneficiato di questo nella prima parte di stagione appena trascorsa».
Cosa è cambiato con il suo trasferimento alla corte di coach Andrea Trinchieri?
«I presupposti che cinque anni fa mi hanno portato a Milano sono molto diversi da quelli che quest’estate mi hanno fatto approdare al Bamberg. Qui, insieme ad altri due-tre giocatori, sono al centro del progetto e questo mi riempie di fiducia e motivazione. Gioco molti più possessi decisivi e continuo a lavorare per farmi trovare pronto nei momenti in cui bisogna assumersi delle responsabilità in campo. Prendo la mia parte di merito per quanto di buono ho fatto fino ad oggi, ma devo ringraziare tutte le persone che sono intorno a me ora e che mi stanno dando modo fin dal primo giorno di esprimere al meglio il mio gioco. Non si possono fare paragoni tra due realtà totalmente differenti come questa e quella italiana, ora sono qui e sono molto contento della scelta che ho fatto. Spero di continuare la stagione positivamente».
Segue ancora il campionato italiano? Come vede la Grissin Bon?
«Sì, lo seguo molto. Come ha dimostrato l’anno scorso, Reggio è ancora tra le pretendenti al titolo e lo sarà fino alla fine dell’anno. Non è semplice e non sarà scontato ripetersi, né tanto meno migliorarsi. La voglia di fare meglio dell’anno prima c’è sempre in una piazza appassionata come Reggio Emilia, ma è importante sapere che non è un risultato scontato. Inoltre, sta facendo un ottimo percorso in Eurocup, dove sta migliorando quanto fatto nella passata stagione. Milano, che come tutti gli anni investe molto, riesce a farsi trovare sempre fra le favorite. Sassari, invece, ha vissuto un inizio particolare. Quest’anno sono venuti a mancare i talenti clamorosi delle ultime stagioni, come i cugini Diener e il trio Dyson-Sanders-Lawal dell’ultimo anno, e una piccola flessione è comprensibile. Il campionato è ancora lungo e sarà sicuramente molto interessante».
E se un giorno le si presentasse l’opportunità di disputare l’Eurolega con la maglia della sua città?
«Nella mia ancora breve carriera ho imparato a non precludermi alcuna possibilità, anche se al momento non penso al futuro e mi concentro su ciò che sto facendo qui. Mi trovo bene all’estero, mi piace quest’avventura e l’apertura mentale che per forza di cose ho maturato con il mio trasferimento. Si dovrebbero verificare ancora molte cose, perciò è presto parlarne. Mai dire mai».
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