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De Nicolao: «Mai più una prova come ad Avellino»

di Linda Pigozzi
De Nicolao: «Mai più una prova come ad Avellino»

Il play della Grissin Bon: «Troppi buchi in difesa, così non va Le urla del tecnico Menetti ce le siamo meritate tutte...»

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REGGIO EMILIA. Hanno risuonato sino all’esterno del pala Del Mauro, le urla del tecnico della Grissin Bon Max Menetti al termine dell’anticipo di sabato sera ad Avellino finito in lacrime per i reggiani.

«E’ giusto che il coach si sia fatto sentire dopo una sconfitta arrivata in quel modo» ammette il regista Andrea De Nicolao il giorno dopo il ko che ha fatto precipitare il team dalla vetta della serie A.

Cosa è successo al pala Del Mauro? La squadra sembrava irriconoscibile..

«Abbiamo passato una settimana lunga e difficile. Nella partita di Avellino la nostra difesa è stata super negativa. Avevamo buchi ovunque, i nostri avversari ci hanno battuto dappertutto. Il nostro piano partita ovviamente prevedeva di contenerli ed è saltato immediatamente. E sappiamo bene che quando non si rispetta il piano partita, si perde. Sicuramente non siamo una squadra formata da dodici difensori, ma non possiamo difendere in quel modo contro nessuno».

A vostra, parziale, discolpa c’è il fatto che Avellino non è più quella vista all’andata...

«Sì. Sicuramente è cambiata e migliorata. E’ una squadra che ha giocatori veri, molto forti e non certo di bassa categoria come Ragland, Green, Acker, Leunen, Nunnaly e Buva, ma se su di loro avessimo difeso come si doveva fare, il risultato sarebbe stato un altro. Abbiamo perso fiducia e ci siamo disuniti. Così ne ha risentito anche l’attacco».

A Facebook ha affidato l’eloquente messaggio: «Ricarichiamo le pile e guardiamo avanti. Sempre insieme, forza ragazzi»...

«Il gruppo c’è. Questo non è in discussione. Dobbiamo soltanto essere più bravi nei momenti di difficoltà a stare insieme, a restare uniti. Se perdiamo fiducia, ci si disunisce e poi arrivano sconfitte come quella di Avellino».

Dopodomani c’è la sfida con il Trabzonspor, gara decisiva per il vostro futuro in Eurocup: una gara che si deve vincere ribaltando la differenza canestri di sei punti, oltretutto. Sarete motivati?

«Vogliamo questa vittoria. Per vincere dobbiamo ritrovare noi stessi e fare quello che abbiamo sempre fatto. Dobbiamo giocare come sappiamo fare. Siamo sempre stati in grado di esprimere una buona pallacanestro, l’abbiamo dimostrato durante la stagione e l’abbiamo dimostrato anche nei momenti difficili. Non dimentichiamoci che abbiamo raggiunto la qualificazione al secondo turno d’Eurocup che nella storia della Pallacanestro Reggiana non era mai successo e che fino a sabato eravamo in testa alla classifica, cosa questa che a memoria non ricordo sia mai successo a parte la scorsa stagione. Il potenziale l’abbiamo, dobbiamo soltanto ritrovare noi stessi».

Quanto sta pesando la mancanza del capitano Kaukenas?

«E’ evidente che Rimas è un giocatore importante per noi. E’ il nostro giocatore più esperto. E’ il capitano, quello che nel momento di difficoltà sa trovare la soluzione giusta. Sappiamo che purtroppo non potrà tornare nell’immediato ma speriamo di ritrovarlo il prima possibile. Al di là del suo ruolo e del suo valore, abbiamo dimostrato di poter vincere anche senza di lui e lo dobbiamo fare già mercoledì in coppa».

Dopo il match da dentro e fuori con i turchi del Trabzonspor vi aspetta un’altra sfida importante, questa volta in campionato, la trasferta di domenica sera a Cantù.

«Cantù è un campo caldo, così come lo è Avellino. Se non invertiamo il trend negativo difensivo possiamo rischiare anche lì. Vogliamo far bene anche in trasferta e, come ho già detto, ritrovare noi stessi e tornare a giocare la nostra pallacanestro. Anche con Torino, in casa, non avevamo difeso bene ma aiutati dal fattore campo siamo riusciti ugualmente a vincere. Adesso dobbiamo giocare bene anche in trasferta e vincere».

L’inserimento di Golubovic vi sta creando qualche problema di troppo?

«Golubovic è un giocatore molto forte. Per le sue caratteristiche fisiche e tecniche ha una dimensione europa. Noi sicuramente dobbiamo riuscire a utilizzarlo nel migliore dei modi».

Da playmaker è difficile innescare un giocatore così?

«Non c’è un facile o un difficile. C’è lo sforzo di capire le sue potenzialità e le sue caratteristiche e di sfruttarle poi al meglio. Un compito che non spetta solo al play, ma a tutti i giocatori e soprattutto al coach».

Intanto lei si è guadagnato il ruolo di regista titolare della Grissin Bon...

«La realtà è che siamo una squadra formata da dieci giocatori di alto livello e tutti devono dare il loro contributo. Ora sta pagando di più avere me in quintetto ma non sarà sempre così. Al di là della partita ad Avellino, mi sembra che anche Stefano Gentile stia ritrovando il suo gioco e le qualità che ha e che sono importanti perché c’è bisogno di tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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