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«Prof, ma lei ha marcato Trezeguet?»

di Roberto Giampietri
«Prof, ma lei ha marcato Trezeguet?»

Davide Addona racconta la propria “vita parallela” di calciatore e docente universitario di matematica

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LENTIGIONE. Uno ha marcato Trezeguet. L'altro si è laureato con 110 e lode e ha insegnato matematica all'università. Uno è ferrato con marcature, anticipi e chiusure. L'altro con calcolo differenziale, equazioni di nemmeno si sa che grado e teoremi complessi. Uno coordina progetti di ricerca nell'ambito dell'analisi matematica (incubo di tanti futuri ingegneri), l'altro coordina ora la difesa del Lentigione. Due mondi, calcio professionistico e università, che sembrano distanti anni luce. Ma l'uno e l'altro, nel nostro caso, sono la stessa persona. Chi? Semplice. Davide Addona, classe 1983, un passato nelle giovanili di Falk e Reggiana, diversi campionati tra serie B, C1, C2, D ed Eccellenza e attualmente ricercatore all'Università di Parma.

Addona, riassuma la sua carriera.

«Sono soddisfatto di quel che ho fatto e sto continuando a fare».

Dalla serie B alla cattedra: l'avrebbe immaginato?

«Quando si inizia a studiare matematica si è consapevoli che, prima o poi, una cattedra la si trova. L'importante è che sia bella solida».

Cosa l'affascina della matematica?

«Sono consapevole che ciò che dirò attirerà su di me critiche e disapprovazione; ma è come chiedere cosa affascini della donna della quale si è innamorati. Il suo mistero, il riuscire a 'risolverla' e la gioia che procura il disvelamento. Ma anche la frustrazione delle difficoltà che si incontrano nel viaggio».

Come ha fatto a portare avanti due carriere parallele?

«Facendo male tutte e due (ride, ndc). Scherzi a parte, penso sia importante avere bene in testa quali siano le priorità nella vita. Io ho avuto la fortuna di avere accanto la famiglia che mi ha sempre guidato senza essere opprimente. Il resto è arrivato di conseguenza. Con impegno, sudore e passione verso i propri obiettivi».

Una data: 27 gennaio 2007, serie B, Spezia-Juventus. Le capita Trezeguet. Più difficile marcarlo o insegnare all'università?

«Sicuramente la prima, perché capita una volta nella vita e non si hanno altre possibilità. Purtroppo per gli studenti, invece, quando ho insegnato lo facevo tutte le settimane…».

Quanto calcio c'è nell'insegnamento?

«Il legame è forte, più di quanto si creda. Il rapporto con gli studenti e con i compagni di squadra, la voglia di insegnare loro qualcosa, vederli crescere, migliorare, sbagliare, arrabbiarsi, deprimersi e gioire. Sono situazioni che ho vissuto in entrambi i mondi. Mi hanno aiutato a mantenermi sempre giovane, aggiornato. Perché se si vuole comunicare con gli altri, è indispensabile imparare a pensare e parlare come loro».

Tornando a Trezeguet: è vero che mister Soda avrebbe voluto farle vedere dei filmati sul francese ma lei rifiutò?

«So che Trezeguet voleva vedere i filmati che mi riguardavano, ma non ne ha trovati… Battute a parte, quando si sta per marcare un campione del Mondo e d'Europa, le armi a disposizione sono la concentrazione, il piacere della sfida e tanta ma tanta fortuna».

Ha dei rimpianti per la sua carriera calcistica?

«Certo, ma fanno parte del gioco. Se facessimo sempre le scelte giuste, sarebbe tutto così noioso. Invece sbagliare, riconoscerlo e andare avanti mi ha fatto diventare la persona che sono».

Al Lentigione come va?

«Abbiamo iniziato bene, ora siamo un po' in difficoltà. Grinta e determinazione non mancano, abbiamo le carte in regola per raggiungere l'obiettivo perché la squadra è competitiva e il gruppo unito».

In famiglia sono più felici per il Davide ricercatore universitario o rammaricati per il Davide calciatore mancato?

«Forse il più arrabbiato è il cane che avrebbe un cortile più grande se avessi fatto il calciatore professionista per più tempo. Ma in casa non abbiamo tempo per i rammarichi, con mia moglie pensiamo a stare bene insieme e a goderci la vita matrimoniale».

E lei?

«Io penso al futuro. Ci sono così tante cose che vorrei fare che non ho il tempo per pensare ad altro».

Un futuro fatto di famiglia, matematica e calcio. Quel calcio che a volte riserva storie singolari, proprio come questa. Davide contro David, in un pomeriggipo gennaio al 'Picco' della Spezia. A quasi due lustri di distanza, uno occupa una scrivania juventina (Trezeguet è presidente delle Juventus Legends e ambasciatore del club), l'altro fa ricerca all'università. Con la consapevolezza che un giorno, un qualche studente curioso e appassionato, tra le tante domande, potrebbe anche fargli la più ovvia. "Scusi prof, ma lei ha marcato Trezeguet?".

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