«Vogliamo lo scudetto»
Il sogno sportivo dell’amministratore delegato, da 19 anni nel club reggiano
REGGIO EMILIA. «Diaciannove anni all’interno della Pallacanestro Reggiana che vorrei vedere finalmente tricolore. Dopo averlo sfiorato il giugno scorso, il mio grande desiderio è vincere lo scudetto con la squadra della mia città».
Neanche da dire, Alessandro Dalla Salda vorrebbe coronare con il titolo tricolore la lunghissima carriera all’interno della Pallacanestro Reggiana.
«Ho fatto un’esperienza proprio alla Gazzetta di Reggio, in cui entrai nel ’91 come collaboratore dello sport - spiega - ma con il tempo capii che non mi soddisfaceva sino in fondo. Nel ’97 colsi quindi l’occasione di entrare in Pallacanestro Reggiana come responsabile delle comunicazioni esterne e ufficio stampa. All’epoca presidente era Elio Monducci e aveva bisogno di essere affiancato da un giovane. In quel periodo feci davvero di tutto: dalla biglietteria, al marketing, a ruoli istituzionali. Conoscere tutto è stato fondamentale nel momento in cui sono diventato direttore generale».
Che società trovò nel ’97?
«La struttura societaria era molto diversa da quella attuale. C’erano undici soci che avevano salvato il club dal fallimento. Non era facilissimo far convivere tante anime all’interno della società. Con gli anni, la società si è poi trasformata: si è passati al triumvirato storico Ferrarini-Landi-Paterlini alla struttura attuale con il socio unico Stefano Landi».
Sono passati campionati e sponsor ma la vostra identità si è fatta sempre più forte...
«Abbiamo avuto main sponsor importanti che hanno scritto un’epoca come Cantine Riunite o che hanno segnato un periodo importante come Bipop, con noi per sette stagioni. Ora il nostro main sponsor è Grissin Bon che è entrato in società vent’anni fa. Ho lavorato tanto sul logo. Ho scelto di ripulirlo sino alla “R” maiuscola che ci contradistingue ormai da anni».
Al logo avete poi affiancato lo slogan “Un modo di essere” che rappresenta il vostro essere diversi...
«E’ una frase che scelse Licia Ferrarini e che utilizzammo già nella campagna di sponsorizzazione del 2007-08. Siamo diversi da tutti gli altri e con questo non voglio dire che siamo migliori. Portiamo avanti da sempre le nostre idee e il nostro progetto. Abbiamo scelto di investire nel vivaio, di credere negli italiani. Paradossalmente mantenere le nostre idee e farle crescere è risultato più facile ad alto livello che non a basso livello. Oggi per noi è motivo d’orgoglio vedere che siamo seguiti da altri».
Un esempio?
«Trento non ha mai nascosto di aver preso da noi. E oggi è anche più avanti di noi per alcune cose come i vari benefit legati all’impianto».
I bilanci societari restano però in rosso...
«E’ il mio grande rammarico. In questi 19 anni non abbiamo mai raggiunto un equilibrio economico finanziario, ma abbiamo sempre chiuso i bilanci con perdite da ripianare. Negli ultimi dieci anni, a livello di ricavi registriamo però una parabola ascendente importante. Sono cresciuti gli introiti da botteghino e quelli da sponsor. I nostri costi fissi sono stabili da tempo, ma le spese sulla prima squadra sono cresciute, anche perché il regime fiscale italiano è penalizzante. Fino una ventina di giorni fa, posso dire con soddisfazione, che non eravamo andati oltre alle spese sostenute. L’abbiamo fatto per scelta, in quanto abbiamo deciso di concludere l’operazione Golubovic».
Impossibile ottenere degli extraricavi?
«Il merchandising sta andando benissimo. Lo StoRE, il negozio che abbiamo aperto con la Reggiana Calcio, è stato un successo. Sin qui abbiamo incassato oltre 70mila euro, a contro di un investimento iniziale di 10mila. Ma va capito che numeri simili incidono poco su un bilancio di 6 milioni di euro. La scorsa stagione avremmo anche potuto chiudere in equilibrio se avessimo avuto un impianto più ampio. E sarebbe successo anche alla metà degli anni duemila, quando ci fu un altro boom».
Nulla da fare, quindi, si torna sempre lì, a un impianto inadeguato..
«E’ vero. L’impianto ci soffoca».(l.p.)
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