Coach Paolini: «Reggio è un animale ferito e fa paura»
Paolini: «La Grissin Bon verrà qui per difendere il primo posto, guai pensare che sarà facile batterla»
REGGIO EMILIA. Trasferta insidiosa per l’incerottata Grissin Bon che si reca a Pesaro contro una squadra assetata di punti salvezza.
Quella di coach Riccardo Paolini è una VL piuttosto diversa rispetto a quella dell’andata vista a Reggio. Se quella era temuta il giusto e si basava sugli esterni, quella odierna è più equilibrata grazie ai nuovi innesti, e, vista la situazione medica dei reggiani, fa molta più paura. «I nuovi arrivati – spiega coach Paolini – ci hanno portato l’esperienza che mancava. Prima eravamo una squadra giovane che viveva momenti di entusiasmo per poi soffrire nei finali combattuti. Non che non si soffra più, come hanno dimostrato le gare contro Pistoia e Bologna, ma diversi giocatori sono cresciuti».
Come si sente Pesaro ora?
«Sicuramente più fiduciosa nei propri mezzi rispetto a qualche mese fa. La classifica dice che siamo ancora ultimi ma noi ci crediamo. Purtroppo in casa vedo la squadra un po’ contratta, forse perché sente l’enorme pressione della gente che ci chiedeva a inizio anno una salvezza veloce. La verità è che ci salveremo alla fine e l’ultima di campionato sarà uno scontro diretto contro Torino».
La sua squadra con Daye e Lydeka sembra un po’meno sbilanciata sugli esterni e decisamente più pericolosa sotto. È d’accordo?
«Prima dipendevamo dagli esterni. La partenza di McKissic è stata pesante, era uno che poteva cambiare le partite, il nostro realizzatore principale, ma ha preferito andare dove gli davano più soldi e non abbiamo potuto trattenerlo. Con i nuovi innesti siamo però più equilibrati, abbiamo 5 giocatori pericolosi in attacco e per le difese avversarie è più difficile marcarci».
Questa Grissin Bon ai minimi termini fa meno paura?
«Conosco Max Menetti e alcuni dei suoi giocatori. La Grissin Bon è un animale ferito e come tale bisogna stare attenti ad avvicinarsi. Reggio verrà qui per vincere, per difendere il primo posto, senza pensare a risparmiare i giocatori per la Final Eight. Guai a pensare che sarà facile vincere».
Però i tanti infortuni fanno il vostro gioco...
«In realtà a me dispiace che non siano al completo. Per me sport vuol dire non doversi approfittare delle disgrazie altrui, ma giocare contro l’avversario al completo, in modo da offrire un grande spettacolo al pubblico che viene al palazzetto».
La famiglia Daye è destinata a scrivere la storia di Pesaro?
«C’è un grande affetto da parte della famiglia Daye per la nostra città. È grazie a suo padre che Austin è arrivato da noi. Non ha un atletismo mostruoso, ma ha talento e un gran tiro. Spesso a fine allenamento resta in palestra a tirare da solo».
Cosa vi ha dato Austin Daye?
«È un giocatore carismatico, ci ha dato qualità e poi mi dà una grande mano a comunicare nello spogliatoio».
Anche lei ha diversi italiani giovani in squadra. Come stanno andando?
«Dopo un buon inizio hanno subìto un calo, forse anche a causa del minor minutaggio dovuto ai cambiamenti in squadra, ma negli ultimi tempi rivedo le facce giuste. Avendo un budget basso dobbiamo spendere bene e crescere dei ragazzi. La cosa di cui ci vantiamo è che, nonostante i pochi mezzi, tutti sono regolarmente pagati, cosa che non accade in tutte le altre società. Ma è ora che le cose cambino e che chi si comporta bene venga premiato».
Come sarà il clima domenica al palazzetto?
«In casa sentiamo la pressione del pubblico più noi degli avversari. Spesso mi sembra che giochiamo meglio fuori casa, più sereni. Spero di far divertire i nostri tifosi regalando una vittoria oltre a un bello spettacolo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
