Kaukenas c’è, la Grissin Bon no
Il capitano rientra dopo due mesi ma sbaglia troppo, Pesaro approfitta delle assenze e vince
INVIATA A PESARO. Il moto d’orgoglio nel finale di una gara sempre in sofferenza se non nel primo quarto, non basta alla Grissin Bon per espugnare l’arena di Pesaro. Esultano quindi i padroni di casa, cui la difesa reggiana consegna due punti fondamentali per la salvezza. Reggio non ride, ovvio, per il ko nella tana del fanalino, se non per il rientro del capitano Kaukenas, ancora sfasato ma comunque in grado di far capire alla mezza Grissin Bon entrata all’Adriatic Arena che non si molla mai. Riduce infatti un gap che sarebbe stato imbarazzante – nonostante le assenze di Gentile, Aradori, Veremeenko e di Lavrinovic – la fiammata finale del fuoriclasse lituano, sin lì non realmente in partita dopo i due mesi di stop causa borsite alla spalla.
Per 10’ almeno, i reggiani chiusi nella solita zona adattata danno anche l’illusione di poter fare l’impresa esterna nonostante la miriade d’assenze.
Al via sceglie di non schierare subito il lungone Golubovic, coach Menetti. Che va, invece, con Polonara e Silins sotto, Strautins, Della Valle e De Nicolao in cabina di regia.
Il compito più difficile è di OJ chiamato ad ammutolire lo spauracchio Daye. Dopo 3’ di sostanziale equilibrio (con le palle perse di Pesaro a favorire i reggiani) è proprio l’ala lettone a firmare il primo sorpasso dei biancorossi (4-5). Le mani di Polonara e dello stesso Silins producono i punti che tengono in corsa la Grissin Bon. Menetti alza quindi il quintetto con l’inserimento di Golubovic, che subito autografa il pareggio (13 pari).
Al 6’ risuona nel tempio pesarese l’ovazione della curva reggiana per il rientro del capitano Kaukenas. Anche con lui in campo il team non decolla però. Nè decolla la Consultivest. Pesaro s’incarta troppe volte davanti alla match up reggiana, necessaria data la penuria di cambi. Il primo quarto si chiude così, con De Nicolao che si beve tutti gli avversari, attraversa il campo, la mette dentro e realizza pure l’aggiuntivo per il fallo subìto per il 23 pari che si legge sul tabellone al primo gong.
Reggio inzia a vacillare all’inizio del secondo periodo, quando “Denik” è in panca a rifiatare e a portar palla è Kaukenas. Così i biancorossi di casa, che ricorrono efficacemente alla zona, scattano avanti con un break di 8 a 0 (31-23), suggellato dalla tripla di Trevor Lacey. Per arginare l’ondata pesarese, Menetti si affida al quintetto piccolo mettendo seduto Golubovic. Il momento magico della Consultinvest però non si placa e in pochi minuti Pesaro tocca il 37-28. Polonara, letale dai 6.75 e capace nell’azione successiva di fare uno schiaccione da applausi, rimette finalmente la Grissin Bon in carreggiata (37-33 al 7’).
Scappa però Daye alla difesa reggiana e con un centro dall’area frena la progressione biancorossa. Il nuovo +8 pesarese è poi opera, dopo un erroraccio reggiano, di Lacey solo in contropiede a punire Reggio, di nuovo bloccata e di nuovo incapace di fermare l'ondata dei padroni di casa. L’1/2 di Daye dalla riga bianca (fallo di Kaukenas) è il 47-38. Sul ribaltamento di fronte, a finire in lunetta è poi il capitano reggiano (2/2). Poi la tripla di Lacey e quindi Polonara, chirurgico dagli 8 metri, a fissare il punteggio sul 50-43 con cui le due squadre imboccano il tunnel.
Anche nella ripresa è troppo molle la difesa reggiana e Pesaro affonda la lama con facilità, toccando anche il +11. De Nicolao fa rialzare la testa ai suoi, ma dalla scintilla non scaturisce l’incendio sperato. Sul mesto -10 (61-51 al 4’), mentre si beccano Polonara e Austin Daye, Menetti si gioca la carta Kaukenas. Nulla da fare. Reggio s’inabissa a -14 (67-53) scaturito da un cesto di Sheperd dalla persa imbarazzante. Che diventa addirittura un polare -17 dopo la tripla del liberissimo Lacey. Dopo aver litigato a lungo con il canestro, Kaukenas si sblocca nel quarto conclusivo. E’ soprattutto orgoglio, il suo. Quando la sentenza è già scritta il colpo di coda del capitano, unito ai canestri di Silins, riducono il divario ai 10 punti su cui scorrono poi i titoli di coda.
Reggio esce a testa bassa dall’arena pesarese, con la speranza di ritrovare Aradori, Gentile e, forse, Veremeenko, alla Final Eight al via venerdì. E, da quanto visto anche a Pesaro, è assolutamente necessario.
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