Corni e Silenzi: un pezzo di storia in tribuna
“Pennellone” spesso a Reggio per seguire il figlio Christian, che ha già debuttato in prima squadra
REGGIO EMILIA. Ad ammirare la splendida prestazione della Reggiana di Compagni e Colombo contro il FeralpiSalò si sono ritrovati sabato sera in tribuna tanti storici volti granata, glorie di un passato tanto nobile quanto lontano. Come ad esempio Renzo Corni, prima calciatore poi talent scout di successo, ed Andrea Silenzi, attaccante di anni d’oro. Manco a dirlo si sono messi a discorrere del passato con Ermete Fiaccadori, hanno incrociato sguardi e saluti con Larini, Varini, Doriano Tosi e Corradini. Lo Stadio Città del Tricolore ha acceso le sue luci per affascinarli. Corni ha subito precisato di non seguire la Reggiana, a Reggio, dai tempi di Dominissini, e dichiarato il suo entusiasmo per l’impianto e per l‘accoglienza che gli è stata riservata. Tornerà nel giro? «Non si sa mai. Debbo credere molto in un progetto per potermici dedicare appieno». La partita? «Davvero bella, tanto più che temevo uno spento zero a zero. Ho visto tre gol di buona fattura tanto più significativi perché messi a segno contro una squadra che è terza in classifica. Ho ammirato in particolare il ritmo dato al gioco, la buona fattura della manovra. E’ andata bene: io e Andrea siamo dunque dei portafortuna». L’Andrea cui si riferisce, Silenzi, è un indimenticabile centravanti che non è venuto per rivivere il passato ma per guardare al futuro. Della formazione granata fa infatti parte un certo Christian che ha 18 anni, è alto circa 1 metro e 90 e porta il suo stesso cognome: è suo figlio. Prima del fischio d’inizio si augura di ammirarlo in campo ma alla fine non si rammarica più di tanto di non averlo visto in azione. Si limita ad un eloquente «Tornerò. Tanto Reggio la considero casa mia ed ho tanti amici come a Roma dove vivo. E’ là che ha allevato il mio ragazzo e sinceramente non pensavo che imboccasse questa strada». Cosa gli insegna? «Gli dico sempre di far bene il suo lavoro, di allenarsi intensamente durante tutta la settimana. Il percorso di crescita è lungo ed occorre prepararsi al meglio seguendo i dettami dell’allenatore. Fino a due anni fa era fra nelle giovanili a Roma come un dilettante; poi ho visto l’interesse dell’Inter nei suoi confronti ed ho detto, perché non fargli fare un po’ di esperienza. Ora è qui, ancora giovane e mi sembra ci si trovi bene. Vedremo in futuro se diventerà un professionista. A lui piace, è già tanto». E’ molto diverso da lei o gioca allo stesso modo? «A me pare che sia più un giocatore di movimento. Staremo a vedere. Oggi non ho potuto verificare come si destreggia. Mi auguro di poterlo verificare alla prossima occasione. In fondo due ore mezza di treno non sono tante».
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