«Un gruppo unito è la nostra forza»
La gioia di Aradori rovinata dagli insulti ricevuti a fine gara
REGGIO EMILIA. Il top scorer dell’incontro Pietro Aradori ha messo in piedi una gara di grande qualità, segno indiscutibile della voglia di tornare ad alti livelli dopo lo stop subito nell’ultimo periodo.
Da come ha iniziato, la sensazione è stata quella di voler subito impostare una partita di grande carattere. Cosa si era prefissato?
«Era da 3-4 settimane che non facevo una partita vera e la partita di Coppa Italia era la prima dopo molti giorni in cui sono rimasto fermo. Per questo motivo, avevo grande voglia di fare una gara intensa e di dare una mano per una vittoria di cui avevamo forte bisogno. Non avevamo altri pensieri se non quello di portare a casa un successo davanti al nostro pubblico».
Gli avversari, però, si sono battuti fino alla fine. È stato difficile mantenere alta l’intensità contro una squadra come Cremona?
«Cremona è una squadra molto solida. All’inizio dell’anno in molti sostenevano che avrebbe fatto un gran campionato, ma non era scontato che a questo punto dell’anno si sarebbe trovata nelle posizioni di vertice della classifica. Loro non hanno tradito le aspettative e oggi (ieri, ndr) hanno disputato una gara molto buona dandoci filo da torcere fino alla fine. Indipendentemente dalla Vanoli, noi volevamo dare una dimostrazione importante al nostro pubblico giocando con intensità tutti i 40’ di gioco e non mollando un singolo centimetro all’avversario. Principalmente volevamo trasmettere questo segnale: giocare al massimo tutte le ultime partite e consolidare il nostro posto fra le migliori fino alla fine».
Dopo lo scontro fra Kaukenas e Washington, lei si è occupato della difesa sull’esterno cremonese e l’ha fatto con grande fisicità come a dimostrare quanto la squadra sia unita. Era questo il segnale?
«Il gruppo è sempre stato unito e questa è la nostra forza. In tutte le squadre che giocano con agonismo, sia che vincano sia che perdano, possono capitare dei confronti. Non bisogna pensare a nulla che porti a delle spaccature o che vada a minare la coesione del gruppo. Noi non permettiamo a nessuno di venire in casa nostra a provare a prenderci in giro. Volevamo mettere grande intensità ed è stata la cosa giusta da fare».
Lei ha realizzato 12 punti che hanno deciso la gara nell’ultimo periodo. Si sentiva in piena confidenza col canestro?
«Assolutamente sì. Nella pallacanestro non si può pensare che tutto vada esattamente come vuoi tu perché ci sono avversari che provano a limitarti in ogni modo, ma bisogna essere bravi a mantenere il controllo della situazione anche quando le conclusioni non entrano o non si riesce ad essere incisivi. In quel momento le cose sono andate molto bene per me e sono riuscito a trovare ritmo e confidenza che mi hanno permesso di realizzare canestri difficili. La mia pallacanestro è fatta di aggressività, attaccare il canestro e coinvolgere i compagni. Quando posso mettermi in ritmo palleggiando, trovo le condizioni per esprimermi al massimo ed escono le giocate più importanti. Può essere un assist per un compagno o un canestro da lontano, ma nei minuti in cui sono davvero caldo posso dare il meglio».
In serata, in un post su Facebook, Aradori ha raccontato di aver ricevuto insulti da una ventina di tifosi cremonesi mentre effettuava un’intervista post-partita nella postazione di Sky. «Non ho mai avuto rivalità personali con Cremona, non sono nemmeno un ex. E’ successo tutto così a caso. Perché in Italia funziona così e così non deve essere».
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