La presidente: «Lo scudetto? Credo che questa Grissin Bon possa conquistarlo»
REGGIO EMILIA. «Lo scudetto? E’ una sorta di mito, di pensiero non detto ma nel cuore di tutti». Dopo averlo accarezzato il giugno scorso, la presidente della Pallacanestro Reggiana non ha perso la...
REGGIO EMILIA. «Lo scudetto? E’ una sorta di mito, di pensiero non detto ma nel cuore di tutti».
Dopo averlo accarezzato il giugno scorso, la presidente della Pallacanestro Reggiana non ha perso la fede di poter metter in bacheca dopo la Supercoppa 2015 anche il titolo tricolore.
«Tuttora non riesco a rivedere gara 7 con Sassari - ammette -. Quando scorrono le immagini di quella gara , come di recente accaduto alla cerimonia del premio Reverberi, io mi copro gli occhi. Il club merita quello scudetto che ci è sfuggito la scorsa stagione. Abbiamo dimostrato passione e professionalità per ottenerlo. Possiamo farcela. Io ci credo. Ci crede il patron Landi, ci crede Paterlini, ci crede l’ad Dalla Salda, ci crede il coach Menetti e con lui tutto lo staff tecnico. Lavoriamo tanto, non tralasciando nulla per raggiungere questo obiettivo. Ci mettiamo sempre in discussione, siamo molto critici e restiamo umili. Perché sognare, pensare in grande, non vuol dire non essere umili».
L’umiltà di lavorare, step fondamentale.
«Abbiamo nove partite davanti in cui mettere dentro tante cose in vista dei play off, ai quali vorremmo arrivare nei primi quattro posti. Ai play off mi auguro che la squadra arrivi in salute, con tutti i nostri ragazzi belli dritti con la schiena e a testa alta».
A testa alta, il club porta avanti già da anni un progetto unico e innovativo.
«Siamo italiani, siamo europei. La nostra diversità è sotto gli occhi di tutti, anche se ora ci stanno seguendo anche altre società italiane come Cremona e Trento - spiega Maria Licia Ferrarini -. Una squadra di italiani lega ancora di più a sé la propria tifoseria. Non è un’invenzione recente, la nostra. Da anni seguiamo questa politica e investiamo tante risorse sul settore giovanile. Agli ultimi europei i quattro decimi della nazionale italiana era la Pallacanestro Reggiana, se ci penso io davvero ho le lacrime agli occhi».
Il compito però non è finito e soprattutto la magica “formula” reggiana è ancora migliorabile.
«Dobbiamo continuare su questa strada. Formare giocatori, andarli a cercare, lanciarli e poi essere bravi anche a trattenerli, dando loro stimoli per restare. Le società devono sempre avere l’ambizione di migliorarsi e noi, ora, pensiamo a far questo».
«Un passo in più quest’anno l’abbiamo fatto con la politica dei contratti, togliendo tutti i buy out che l’estate scorsa ci aveva penalizzato con Cinciarini. Quello che mi premeva nel costruire l’attuale Grissin Bon era avere un progetto biennale sui giocatori italiani. Il bello è che non abbiamo faticato a legarli a noi per più anni. Questo ci ha dato la consapevolezza che oggi in tanti hanno l’ambizione di giocare con noi, in quanto s’è creato un ambiente favorevole per lavorare».
«Sono infatti convinta - conclude - che nel nostro ambiente i giocatori diano anche qualcosa in più a livello tecnico. Grandi meriti in tal senso, li ha Menetti che prima di un tecnico è un grande condottiero di uomini. La continuità ha pagato anche a livello di staff. Negli anni abbiamo costruito un gruppo e questo gruppo ha vissuto tanto insieme, anche errori e sconfitte, e ora sa ricompattarsi nei momenti down, cosa che in passato non accadeva». (l.p.)
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