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«Mi ha stregato la figurina di Boranga»

di Primo Bertani
«Mi ha stregato la figurina di Boranga»

Francesco Salmi: «Ecco perché tifo Reggiana da sempre. Vi racconto come sto preparando e programmando la Berretti»

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REGGIO EMILIA. Se c'è una montagna impossibile da scalare, Francesco Salmi non si tira indietro. Dove passa lui lascia il segno. A 59 anni, è considerato un filosofo del pallone, un allenatore affidabile, alternativo, soprattutto un vincente.

Dall'esordio, cioè da 25 stagioni, è sempre in pista: un globetrotter geniale e al tempo stesso distaccato, in un mondo sempre più isterico. Un mister con il carisma del primo della classe, il Mourinho della via Emilia, otto tituli vinti in sei società diverse, una promozione di media ogni tre campionati, oltre dieci anni passati su panchine della serie D.

INFANZIA... GRANATA. «Abito a Bologna, sin da piccolo sono diventato tifoso del Milan e della Reggiana: partendo dalla figurina di Boranga mi sono appassionato ai colori granata. Lo scorso aprile ho ricevuto l'offerta della società, allenavo il Lentigione: ho accettato con l'entusiasmo di uno studente che mette per la prima volta il piede all'università».

Prima di parlare di sé e della sua esperienza alla guida della Berretti, Salmi mette avanti le mani e fa una specie di profezia. «Io la Reggiana l'ho nel cuore, penso e spero che vada in serie B. Se lo meritano i tifosi, ho allenato tanto in questa terra, c'è una voglia pazzesca di calcio. Da dentro vedo che Alberto Colombo lavora bene, i giocatori fanno altrettanto. C'è stato solo un momento di difficoltà, condito da qualche tensione, ma per la mia esperienza penso che è sufficiente fare due-tre risultati di fila per tornare a correre, non ho dubbi che sulle ali dell'entusiasmo questa squadra possa ancora centrare la promozione. Ai play off se li prenderà in corsa ci regalerà una sorpresona. SeOccorre stare tutti vicino all'ambiente, crederci con ogni convinzione possibile. Le imprese si costruiscono così».

Come sono i suoi rapporti con Colombo?

«Abbiamo avuto uno scambio di impressioni anche pochi giorni fa, il mio compito è di dare dei ragazzi pronti e bene impostati alla prima squadra, che reggano in allenamento. Colombo mi ha dato atto di questo. Spero nella serie B, perché potremmo fare una Primavera con tanti giocatori già pronti in casa, quest'anno abbiamo patito certe situazioni, ma tutto alla fine pagherà».

Si spieghi meglio…

«Con Ferrara ci eravamo dati l'obiettivo di impostare sui ragazzi della Berretti un lavoro attitudinale in funzione della prima squadra. Avevo le motivazioni al 300% e forse per troppa voglia di fare ho avuto un impatto difficilissimo».

E’ un’autocritica?

«Ho pigiato troppo il piede sull'acceleratore, non avevo afferrato subito che il carico andava dosato e maggiormente diluito nel tempo. Lo sostiene uno che in carriera non ha mai avuto problemi con i ragazzi, ne ho lanciati tanti ad altissimo livello. A Reggio ho dovuto però rivedere certe cose anche se oggi sono contento di quanto seminato in ottica futura. Dovunque andranno, questi ragazzi sono pronti per una prima squadra».

La sua peculiarità?

«Il mio timbro di fabbrica è far giocare bene a calcio. Preferisco avere giocatori di forte carattere e personalità, in quelle circostanze ho sempre espresso per il meglio le mie qualità. Nei settori giovanili c'è oggi la tendenza a voler maturare troppo i ragazzi, io credo che a 16-17 anni debbano essere pronti. Bisogna avere il coraggio di buttarli nella mischia. È fondamentale farli crescere in una certa maniera, entrare nella loro testa e nel loro cuore».

Che cosa consiglia ad un giovane, oggi?

«Se per esempio uno deve giocare fuori quota nella Berretti, è meglio che vada in serie D. In una logica di crescita deve misurarsi con i grandi, è meglio fare venti partite e se uno fa bene ritorna alla Reggiana per il salto tra i professionisti. Il mio modo di lavorare si avvicina a quello dei grandi, non a con l'applicazione tutto questo gruppo è cresciuto tanto».

Come sta il vivaio granata?

«Ci sono ragazzi che diventeranno giocatori veri. Nomi non ne faccio ma ci metto la firma, su alcuni di loro».

Bryan Mecca?

«Ha 16 anni ma già la testa di uno di 20. Chi vuole intendere, intenda».

E gli altri ex Pro Patria?

«Uno dei più forti in assoluto della Reggiana è tra questi, e gioca con me».

È arrivato Corradini come supervisore, cosa si aspetta?

«Lo incontrerò a breve. Spero di poter rimanere, ma non dipende solo da me. Allenare la Reggiana è stato comunque un sogno...».

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