Golubovic ora è dentro ai meccanismi del team
L’analisi tecnica: nel posticipo in Trentino evidenti i progressi del centrone serbo Un passo in avanti reso possibile anche da piccoli cambi nel gioco dei biancorossi
REGGIO EMILIA. Una prova concreta, di determinazione e di voglia di mettersi al servizio della squadra. Se Vladimir Golubovic rimane l’osservato speciale in casa Grissin Bon, la gara a Trento porta elementi a suo vantaggio e conferma le caratteristiche ormai note. Reggio ha vinto quando è riuscita a pareggiare i trentini in dinamismo e intensità, cavalcando la fisicità e la duttilità difensiva e offensiva di Veremeenko, vero titolare. Golubovic, nei suoi 15’ di impiego, ha comunque risposto bene portando alla causa 8 punti e 6 rimbalzi e molta voglia di far bene anche in difesa, dove sinora ha sofferto abbastanza contro la fanteria leggera che gira per la serie A. Il centro serbo rimane un lungo di posizione, che contro rivali atletici può pagare dazio, ma in attacco almeno ha mostrato grande efficacia. Ha offerto ricezioni profonde e guadagnato falli, preziosi nel primo tempo per arginare le ondate avversarie. Anche la squadra ha mostrato maggior attenzione nei suoi riguardi, cercandolo nel modo giusto. Il migliore in questo senso è stato Polonara, bravo col classico gioco alto-basso fra lunghi a trovare il serbo a un metro dal ferro. In generale, la Grissin Bon non si è accontentata di passaggi spalle a canestro “da fermi” in isolamento. Ha tessuto trame e usato Golubovic come finalizzatore, permettendogli di sfruttare stazza e mano buona. Un bel passo in avanti, anche da parte dei compagni, forse abituati troppo bene con Lavrinovic. Col lituano è spesso sufficiente giocare palla in post e aspettare poi le letture dello stesso Darjus. Golubovic non ha quella capacità istintiva di scegliere sempre bene in un nano-secondo, ma d’altronde di Lavrinovic in giro non ce ne sono. Innescato nel modo giusto, può fare male e non vincolare troppo. Ha poi mostrato presenza a rimbalzo pur soffrendo inevitabilmente Wright, troppo dinamico per lui. La differenza in difesa l’ha fatta Vova con velocità di piedi, durezza e soprattutto con la sua intelligenza nei movimenti. Non si discute. Golubovic ha comunque offerto centimetri e intimidazione patendo il gioco dentro-fuori di Wright e Pascolo mentre, non a caso, ha fatto meglio contro un centro tradizionale come Berggren. Va poi sottolineato come Golubovic è quello che soffre più l’assenza di Big Darjus.
Con il lituano presente, Menetti può usare spesso la zona coi due lunghi in campo contemporaneamente e usare più spesso il serbo. Il motivo? Lavrinovic bilancia tutto in attacco, dove si adatta al compagno di reparto senza problemi. La coppia Veremeenko-Golubovic in difesa potrebbe reggere, ma sul fronte offensivo sarebbe difficile da gestire senza limitare troppo gli esterni.(a.a.)
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