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«Non voglio smettere ho tanta energia ancora da vendere»

di Nicolò Rinaldi
«Non voglio smettere ho tanta energia ancora da vendere»

Calcio Eccellenza: Sasà Greco, bomber della Folgore Rubiera «Dedico il traguardo dei 300 gol a chi ha giocato con me»

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RUBIERA. Già da qualche giorno, sul sito internet della Folgore Rubiera campeggia la notiziona: «L'anno prossimo Zlatan Ibrahimovic giocherà con noi».

Si tratta ovviamente di un pesce d'aprile, e non solo perché la pubblicazione risale a venerdì scorso. In fin dei conti il club del ds Tagliavini non avrebbe bisogno di un simile acquisto, perché i biancorossoblù possono già contare sul vero Ibra del calcio dilettanti. Grandi applausi per Salvatore Greco, meglio conosciuto come “Sasà”: con la tripletta di domenica a Carpaneto, il navigato goleador della Folgore ha raggiunto la formidabile meta delle 300 reti in carriera nei campionati Figc.

Greco, come ha avuto origine la sua storia calcistica?

«La mia preferenza non è frutto del caso: io sono infatti figlio d'arte. Mio padre, Giovanni Greco, ha giocato in attacco anche in serie C con le maglie di Ragusa, Lamezia Terme, Chieti, Nocerina: in seguito si è dedicato alla carriera di allenatore, e fin da piccolo io ero molto attento al suo modo di lavorare».

Dei suoi 300 gol, quali sono quelli che corrispondono ai ricordi più gradevoli?

«Credo che il più rilevante in assoluto sia arrivato alla fine del 2009/10: mi riferisco alla rete che sancì la vittoria della Bagnolese sulla Pavullese, nel decisivo spareggio per salire in serie D. Nella stessa annata, ricordo inoltre con simpatia il pari con la Casalese: loro avevano appena trovato il vantaggio, ma subito dopo io ho segnato direttamente dal cerchio di centrocampo. La palla è entrata quando gli avversari erano ancora intenti a festeggiare…».

Qual è l'allenatore che ha saputo esaltare al meglio le sue doti?

«Ho avuto la fortuna di avere a che fare con dei tecnici di ottimo livello: ad esempio Pivetti, Paraluppi e ovviamente l'attuale trainer della Folgore Alessandro Semeraro. Tuttavia, dovendo indicare un nome su tutti sceglierei Ivano Vacondio: è l'allenatore con cui ho lavorato per più tempo, e nel corso degli anni siamo pure diventati amici fuori dal campo. In fin dei conti, io e Ivano abbiamo un carattere molto simile: quando si tratta di calcio, entrambi siamo quanto mai combattivi».

Dica la verità: non ha mai ricevuto richieste da realtà professionistiche?

«Sì e a più riprese, ma non mi hanno mai convinto fino in fondo. L'opportunità più concreta si era materializzata sette anni fa, ma all'epoca ho preferito privilegiare la mia attività professionale fuori dal calcio: tuttora lavoro in un'azienda che si occupa di commercializzare componenti per le industrie meccaniche».

E il futuro? Come lo vede?

«Per smettere bisogna perdere sia le motivazioni, sia le energie fisiche: io ho ancora entrambe, quindi sono fermamente deciso a continuare».

Sempre a Rubiera?

«Dobbiamo ancora parlarne in modo approfondito: intanto posso ribadire che alla Folgore mi sto trovando magnificamente fin dall'inizio. Vedremo…».

A chi è dedicato questo triplo centinaio?

«A tutti coloro che hanno giocato con me in questi anni: senza dei validi compagni di squadra, non avrei mai potuto centrare un traguardo simile».

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