I big del ciclismo sono nelle mani del reggiano Villa
L’ex corridore è salito giovanissimo in ammiraglia Ora cura l’assistenza corse della Campagnolo
REGGIO EMILIA. Stefano Villa: un guascone da giovane corridore ed ora apprezzato professionista del team tecnico della Campagnolo; al servizio delle più grandi squadre professionistiche.
Un reggiano che ha saputo farsi largo in un mondo dove è difficile, da giovanissimi, arrivare a tali livelli, ma intelligenza, intraprendenza, competenza, passione ed umiltà ne hanno fatto un professionista apprezzato a livello mondiale.
Stefano è stato un ottimo giovanissimo, esordiente e allievo nella Sc Cavriago guidata da Guidetti e Giroli che in quei tempi vinceva praticamente tutto, con una squadra che attaccava dal primo all'ultimo minuto. Storica la sua vittoria a Cella con una fuga lampo al primo giro ed arrivo in solitudine dopo una cavalcata solitaria; fortissimo, Villa, anche in gimkane e gare sullo sterrato.
Come è arrivato al ciclismo e grazie a chi?
«E' stato mio nonno. Avevo due anni e ancor prima di saper parlare, pedalavo già. Ricordo che il giorno del mio terzo compleanno mi tolse le rotelline, ormai erano d'intralcio: fu come aprire le porte alla libertà. Negli anni dell’infanzia passavo insieme a lui pomeriggi interi a seguire le corse in televisione, imparavo a riconoscere i corridori, le strategie, le tappe. Stavo imparando che cos'è il ciclismo».
La sua carriera di corridore: più gioie o rimpianti?
«Nel 1998 entrai nella Ciclistica Cavriago, una piccola squadra gestita da semplici appassionati. Vi restai nove anni, fu una scuola di ciclismo ma anche di vita; correre in bicicletta da bambini è un gioco oltre che uno sport, ma ti insegna molte cose, fare parte di un gruppo, imparare il codice della strada, sapere come comportarsi in squadra, imparare a conoscere se stessi durante gli allenamenti, capire lo spirito di sacrificio oltre che rimanere ben lontani da strani giri…».
Perché ha mollato così giovane le gare?
«Trasformai questa passione in lavoro quando salii per la prima volta in ammiraglia come meccanico. Avevo vent'anni, l'età dei dilettanti; sicuramente faceva effetto assistere i vecchi compagni dalla macchina mentre loro correvano, la tentazione di tornare a pedalare era tanta, ma poi credo sia giusto così, ad una certa età ognuno prende la propria strada e le proprie scelte di vita».
La carriera di meccanico?
«Ho lavorato cinque anni come assistente alle corse: partendo dalle squadre giovanili, passando per gli amatori per poi arrivare allo straordinario mando dei professionisti. Ora sono Responsabile Assistenza Corse per l'azienda vicentina Campagnolo, storica multinazionale che costruisce ruote e cambi per bici da corsa. Mi occupo dei contatti di carattere tecnico fra l'azienda e le grandi squadre che utilizzano i nostri materiali: Astana, Movistar, Lotto, Lampre».
Più scrivania o ammiraglia?
«Lavoro in ufficio a Vicenza, ma viaggio spesso in tutto il mondo in base alle gare Pro Tour , concorrendo a risolvere i problemi ed alle necessità delle grandi squadre dei più grandi campioni. Il mio compito è controllare il corretto funzionamento dei nostri prodotti e garantire il corretto supporto ai tecnici delle squadre».
Com’è ora il mondo dei professionisti?
«Tecnologia e progresso vanno avanti anche nel ciclismo, quello ai massimi livelli mondiali è in continua evoluzione. Nessuno si sarebbe mai immaginato biciclette con cambi elettronici, sistemi wireless, freni a disco idraulici come nelle moto che oggi sono realtà. I professionisti ai massimi livelli richiedono tecnologia e biciclette sempre in continua evoluzione: una bicicletta può costare anche 15mila euro e pesare complessivamente meno di 6 chili».
Quanto viaggia in una stagione e quali gare segue?
«Quest'anno sono partito a febbraio col Dubai Tour. Quindi le grandi classiche del Nord, in particolare Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix che ho fatto; successivamente inizierò Giro d'Italia, Tour De France e Vuelta di Spagna; in pratica fino a settembre sarò sempre in trasferta».
Il suo primo obiettivo?
«Sono una persona ambiziosa e da giovani si hanno molti sogni nel cassetto. Sicuramente l'obiettivo più semplice per un uomo, ma non certo scontato visti i tempi, è avere una casa tutta mia, dei figli, costruire una famiglia con dei valorisolidi».
Ci racconti qualche aneddoto simpatico che le é capitato da atleta, poi da meccanico e nell'ultima mansione direttiva...
«Ho in mente un simpatico episodio: durante una gara in Emilia dove mi trovavo in visita per un’assistenza meccanica, prima della partenza, in attesa dei corridori, sfogliai l'Albo d'oro della corsa e vi trovai il mio nome; inizialmente stupito della coincidenza, non ricordavo di aver vinto quella corsa tanti anni prima».
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