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«Strano giocare contro la Grissin Bon»

di Adriano Arati
«Strano giocare contro la Grissin Bon»

Il carpigiano Pini l’anno scorso lottava nella Pallacanestro Reggiana, ora torna al PalaBigi da avversario con Avellino

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REGGIO EMILIA. «Giocare contro Reggio una semifinale scudetto? Fa strano».

Difficile celare le emozioni per uno dei grandi ex della prossima semifinale, il lungo carpigiano Giovanni Pini. Cresciuto in maglia biancorossa e poi unito, l’estate scorsa, all’amico e compagno di reparto Riccardo Cervi dal passaggio ad Avellino. Dodici mesi fa Pini era uno dei lunghi della malconcia ma inarrestabile Grissin Bon che puntava alla finale, oggi vuole toglierle il posto con la sempre più brillante Sidigas.

Cosa si prova a tornare a Reggio per una semifinale?

«Reggio e Pallacanestro Reggiana sono un pezzo importante della mia vita, adesso però penso ad Avellino».

In maglia Grissin Bon ha lasciato tanti amici. Vi sentite ancora?

«Sì, siamo sempre in contatto, con molti ragazzi ci sentiamo spesso, siamo amici e fa piacere rivedersi. Poi in campo si pensa a vincere».

Carpi è vicina a Reggio, avrà anche qualche visita?

«Di sicuro rivedrò tante facce amiche».

E ritrova la Grissin Bon. Che ormai conosce bene pure da rivale, no?

«Eh sì, perché quest’anno ci siamo già affrontati tre volte, compresa la coppa Italia, a questo livello ormai si ci si conosce bene e non si scopre nulla, bisogna solo rendere al meglio ma i giocatori e le idee base sono ormai ben noti, da entrambe le parti».

Se la aspettava in semifinale?

«Sì, con tutto il rispetto per Pistoia e Sassari credo siano passate le due squadre più forti in entrambi i quarti di finale».

Con Pistoia non avete avuto grossi problemi.

«Abbiamo giocato bene soprattutto le gare in casa, siamo stati disciplinati e attenti in difesa, senza problemi. A Pistoia loro ci hanno messo più in difficoltà, hanno cavalcato l'entusiamo del fattore campo e l’abbiamo risolta alla fine col talento individuale, nei due finali al 40' e al supplementare».

Che decisamente non vi manca, no? Anche se all’inizio del campionato avete zoppicato.

«Beh, siamo stati gli ultimi a completare il mercato, a finire la squadra, ci voleva del tempo per ritrovarci. E abbiamo avuto tanti problemi fisici. Io sono rimasto fuori tanto un mese e mezzo».

Anche quando andavate male eravate sereni?

«Tutto sommato sì, perché sapevamo di avere delle qualità. E degli infortuni a limitarci. Ci dispiaceva per i risultati e per l’ambiente, ovviamente».

Poi, avete iniziato a macinare tutto e tutti. Cosa è successo?

«Abbiamo trovato tutti gli equilibri giusti e siamo andati benissimo, ognuno dà un bel contributo e siamo stati bravi a tenere il ritmo».

Avete svoltato quando gli infortuni vi hanno costretto a sostituire i due registi?

«E’ stata una necessità che però effettivamente ci ha fatto segnare la svolta, a volte le cose succedono così».

Cambiare i due play cosa vi ha dato?

«Molto, Marques Green sa sempre cosa succede, è attento sempre alle esigenze della squadra, mentre Ragland ha tanto talento, è un realizzatore che può segnare in ogni momento. E possono sempre giocare insieme».

Sotto canestro ci sono due ex reggiani, lei e Cervi e due ex canturini, Leunen e Buva. Che reparto formate?

«Credo abbastanza equilibrato e completo. Io e Leunen come “4” siamo molto diversi, lui è più perimetrale. E nei “5” credo non ci manchino né i centimetri né la tecnica».

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